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Gli Züth! tornano con il nuovo disco La Cosmonautica: l’incertezza e l’instabilità nei confronti del futuro vengono racchiuse nel nuovo disco della band marchigiana. L'intervista su MIE

La redazione di MIE
E’ già online su tutti i digital store La Cosmonautica, il secondo disco della band marchigiana Züth!, anticipato in estate dal singolo Eroticaerobica.
L’interessante progetto musicale si racconta in questa intervista esclusiva per MIE.
 

Eroticaerobica, il videoclip ufficiale.

L’intervista agli Züth!

La Cosmonautica è il vostro secondo lavoro discografico ed è stato anticipato dal singolo Eroticaerobica.
Cosa sapete dirci su questo brano così provocatorio e stravagante?
Eroticaerobica è un brano che abbiamo dedicato a Barbara Bouchet, un’attrice di altri tempi ma che ha lasciato un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Il titolo è stato proprio pensato in relazione alla sua carriera: negli anni sessanta/settanta è stata una icona della commedia sexy all’italiana e negli anni ottanta tutti la ricordano come protagonista dei programmi televisivi di fitness, soprattutto il pubblico maschile!
Parliamo del vostro disco. L’incertezza è sicuramente il filo rosso che lega tra di loro tutti i brani, spesso però ci sono riferimenti ad “epoche passate”. Questo continuo sguardo al passato è frutto di una visione nostalgica della realtà?
I riferimenti al passato non sono frutto di una visione nostalgica ma sono il mezzo che ci aiuta a comprendere il presente e costruire il futuro. Il ricordo di eventi passati è ciò che plasma l’animo di una persona e di conseguenza influisce sulle azioni e sulle scelte che si compiono nel presente. La vita violenta, Bataclan Lunapark e Universi futuri sono brani che, pur facendo riferimento al passato, parlano del nostro presente e di come desideriamo viverlo.

La comonautica su Spotify


Sia i vostri testi che il vostro sound supportano storie che all’ascolto risultano molto evocative. Quanto c’è di vero e quanto invece è frutto della vostra fantasia?
Molte delle ambientazioni sono reali e queste rendono ogni storia più facilmente comprensibile e aiutano l’ascoltatore a trasformare le parole in immagini. Le storie dei personaggi che raccontiamo sono frutto della nostra immaginazione ma le emozioni e le sensazioni che essi provano sono reali perché sono frutto di esperienze vissute dalla persona che le scrive.
Il vostro disco – di tipico stampo indie rock – s’inserisce in un contesto sonoro ormai inflazionato a livello nazionale. Cosa ne pensate della scena musicale italiana attuale?
Crediamo che alla parola indie, nel vocabolario generale, sia stato affibbiato un significato diverso da ciò che realmente si dovrebbe intendere. Esistono tanti artisti in Italia che nel loro piccolo cercano di scrivere e produrre musica sempre nuova e lontana da tutti i cliché. Siamo fermamente convinti che nella scena indipendente ci sia un gran numero di dischi validi con qualcosa di nuovo da dire, purtroppo, però, nella discografia è sempre più difficile trovare un mezzo efficace per arrivare al pubblico. Noi ci sentiamo indie quando cerchiamo di ricavarci un nostro posto in questo ormai smisurato panorama musicale.
Quali sono gli artisti ai quali vi ispirate maggiormente per la composizione dei vostri brani?

Nella band abbiamo età molto differenti perciò siamo anche cresciuti in ambienti musicali diversi. Crediamo però che questo sia un bene perché avere gusti diversificati ci permette di tirar fuori canzoni sempre nuove al nostro orecchio.
Tra gli artisti da cui ogni tanto ci piace prendere qualche spunto ci sono i Baustelle, i CCCP, gli Utsmamo, il Teatro degli Orrori e tutte quelle band che, come noi, sono difficilmente catalogabili all’interno di un singolo genere.

MIE vol.10. la playlist di novembre targata MIE


I vostri lavori sono caratterizzati sempre da collaborazioni interessanti. In Oceano avevamo Gianluca De Rubertis e in La Cosmonautica abbiamo Georgeanne Kalweit. Avete già in mente qualche artista per eventuali featuring futuri?
Ci piace molto fare delle collaborazioni perché riteniamo fondamentale lo scambio culturale e umano tra artisti. Sia con Gianluca che con Georgeanne abbiamo instaurato un rapporto d’amicizia oltre a quello lavorativo.
Abbiamo sicuramente in mente di lavorare anche con altri artisti in futuro, stiamo solo aspettando di trovare i brani giusti.
Tra Oceano e La Cosmonautica c’è indubbiamente una maturazione a livello artistico. Avete già altri brani in cantiere per eventuali produzioni future?
Per il momento non abbiamo in testa un terzo album, anche perché con “La Cosmonautica” abbiamo passato molto tempo in studio e in questo momento vogliamo dedicarci alla nostra attività dal vivo.
C’è sicuramente l’intenzione di andare avanti e scrivere nuovi brani in futuro, ma ciò di cui ora abbiamo realmente bisogno è tornare su un palco con i nuovi brani.
 
 
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