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TUGO: ripartire dal Rock…

la redazione di MIE

Espressione del rock contemporaneo, di quello pop, di quello dalle sfumature americane che in fondo non ci dispiacciono mai.

Un primo Ep di inediti e di musica “resistente” per i TUGO, band che proviene da radici storiche lontane nel tempo e che oggi si rinnova, dal nome alla scrittura, sempre senza mai lasciare un appiglio a quel che è stato.

“Giorni” celebra il ritorno ad un passato glorioso, ad una bella sensazione di pulito romantico, a quella ruggine del suono suonato come si usava fare nei garage dei doposcuola, nei tardi anni ’90…

Giorni, title track on YouTube.

 

 

L’intervista ai Tugo.

Impossibile non “parafrasare” questo titolo… che “Giorni” sono per voi?

Sono giorni strani, come lo sono per tutti, difficile trovarsi a proprio agio in questo momento storico. Lontani dai palchi però la piccola famiglia dei Tugo si è recentemente allargata, entrambi gli Andrea hanno avuto due splendidi bambini, il batterista (Francesco) per invidia si è accontantato di far fare i cuccioli al cane (d’altronde si fa quel che si può).

Resistenza, resilienza o normale fluire di questa vita?

Tutte e tre, in parte la filosofia molto zen del guardare il fiume che scorre in attesa di tempi migliori aiuta, tuttavia in questo momento è importante non solo aspettare e resistere, ma anche trovare soluzioni alternative e nuovi colori, è quello che noi proviamo a fare (non con poca difficoltà) con la nostra musica.

Che poi ci colpisce questa copertina… di cosa si tratta? Ma soprattutto dove si trova questo luogo assai distopico?

L’immagine è di repertorio, ma la pompa di benzina scalcinata è un simbolo importante per noi così come lo sono la sosta, la ripartenza e il viaggio, lo stesso nome Tugo deriva da una sperduta località a noi cara e da una altrettanto simbolica area di servizio in cima al passo della Cisa.

Ecco: secondo voi questo primo vostro Ep quanto è distopico? Quanto invece è nostalgico?

Eheh parecchio, non siamo né troppo attuali né troppo anacronistici anche se un po’ di nostalgia per il periodo in cui erano le chitarre a guidare le classifiche c’è. Nel nostro piccolo la decisione è sempre stata unanime, fare la musica che amiamo senza porci il problema del target, del mercato, del genere, alle etichette penseranno poi altri (qualora ce ne fosse bisogno).

La musica che tanto avete alle spalle in oltre 10 anni di carriera, oggi in questa nuova avventura come pensiate sia intervenuta a contaminare le scelte?

Moltissimo, più che la musica stessa (il genere e la strumentazione sono stati completamente resettati), il bagaglio che ci portiamo dietro è un’enorme intesa e amicizia, maturate nei tanti kilometri fatti insieme, nelle lunghe nottate di prove e in tutte le esperienze sui palchi e non che abbiamo avuto e ancora abbiamo la fortuna di condividere.

A chiudere: torneranno le province a distribuire l’arte e la creatività?

Le province sono sempre state centri di creatività e torneranno sicuramente ad esserlo (se mai hanno smesso), la musica indipendente nella sua accezione più letterale, è quasi sempre nata in un garage isolato, dalla passione, dall’impegno e dalle ore rubate al sonno e guai se così non fosse.

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