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Sergio Tentella: sfidando la forma, il suono, lo spazio. L’intervista su MIE.

la redazione di MIE

La forma ed il suono spesso mi riportano a quei meravigliosi anni ’80 e ’90, di quando l’elettronica si collegava con i cavi infinitamente disordinati, di quando gli studi di produzione erano veri e propri lavoratori.

Sergio Tentella, batterista romano, già al servizio di gran bei nomi del panorama italiano come Rossana Casale, Gio Evan, Diego Buongiorno e tanti altri, pubblica il suo primo lavoro personale intitolato “Space Pocket Shapes”.

Esperimenti e ricerca dentro un disco di sole 3 composizioni inedite che spaziano dentro ritmiche elettro-funk, circondato da sintetizzatori in perfetto equilibrio con suoni acustici sagomati per l’occasione.

Un disco intenso e ricco di spunti per un’analisi che porta a visioni altre della normale forma canzone.

Pocket Shapes, il videoclip ufficiale.

 

 

L’intervista a Sergio Tentella.

Parliamo spesso di esordi… ma questo lo è solo nella burocrazia discografia. In realtà è il tuo primo disco da solista dopo anni di carriera come musicista e come autore. Cosa ti ha spinto a questo passo personale?

Diciamo che è stata un’evoluzione naturale… Negli ultimi anni in quasi tutti i progetti in cui ho suonato o lavorato, ho iniziato a gestire vari aspetti non solo legati al mio strumento. Scrivere musica per altri, gestire le sequenze nei live, programmare synth e quant’altro mi hanno spinto verso una direzione più intima e personale.

La batteria in questo modo si prende altri territori o senti comunque di essere ancora vincolato ad un terreno ampiamente sdoganato?

Sicuramente la batteria acustica nella musica elettronica resta un terreno sdoganato…
Quello che fa la differenza nei compositori e nei musicisti è lo stile e l’approccio di ognuno.

Batteria acustica dentro un mare di suoni digitali. Perché non scegliere anche una batteria digitale?

Sono sempre stato affascinato dal suonare uno strumento acustico e renderlo computerizzato all’interno di una produzione suonata da altre macchine. In passato ho sperimentato molto con sample e batterie digitali, in questo momento sentivo la necessità di un suono nudo e crudo.

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L’uso di sintetizzatori da parte tua è stata anch’essa un’emancipazione? Un modo come un altro per aprire le tue frontiere di produzione?

Poter creare un suono, modificarlo e renderlo personale nel mondo dei sintetizzatori mi ha sempre affascinato.
Anche qui ho mosso i primi passi con vst e synth digitali, la passione per l’analogico poi mi ha portato a comprare quelli veri e da li mi si è aperto un mondo… 🙂

Tornando alle origini? Suoni dal mondo invece che dai computer? Hai mai pensato di unire la batteria ai suoni della vita quotidiana? Conoscevo un progetto che si chiamava “Suoni dalla cucina”… inutile dirti cosa portava in scena…

Molto interessante come concetto, al momento non è nei miei programmi, magari in futuro arriverà anche a questo…

A chiudere: esperimento isolato o ci hai preso un gusto particolare? Pensi di aver violentato troppo il tuo patrimonio artistico o pensi di aver finalmente scoperto una via interessante e inedita?

Ho indubbiamente dato il via ad un percorso fatto di ricerca e maturazione sonora/compositiva.
Sto lavorando già a delle nuove produzioni, al momento ho tante idee in testa da realizzare, devo capire in che direzione andare per le produzioni future.

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