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la redazione di MIE

Canzone d’autore che mescola la grande immersione nelle visioni d’arte e di forme. Come anche quel gusto digitale che accompagna Sasha Vinci in questo viaggio polifunzionale.

Si intitola “Mercurio” questo disco di canzoni, di pop, di ritornelli mai scontati e mai ridondanti, di strofe che alla narrazione affidano anche il peso delle sensazioni, quasi visive potremmo dire, condizionati forse dai video che troviamo in rete.

Sasha Vinci canta l’uomo, il divenire, canta la mutevolezza delle cose quotidiane, della vita e delle strane combinazioni. Tantissimi i piani di lettura. Davvero valide le soluzioni con cui ha arredato questo disco che sembra uscito dall’epoca delle grandi ispirazioni new wave / e poprock italiane.

Non ho paura, il videoclip ufficiale.

 

L’intervista a Sasha Vinci.

Il sud inteso come resto del mondo, come contaminazione culturale che spesso arriva dal mare. Tutto questo quanto è intervenuto nel disco?
Anche l’immaginario marino rientra in “Mercurio”, sotto differenti forme. Il mare, la corrente, il fluire torna anche nei videoclip di alcuni brani come “Non ho paura”, dove una conchiglia bianca – che in realtà è una mia scultura in gesso – rotola sulla battigia. Anche il mare ha e una doppia connotazione, positiva e negativa, è portatore di vita e causa di morte.
Anch’io insieme agli altri abitanti di Scicli e delle località limitrofe, viviamo la strage dei migranti che cercano di raggiungere le nostre coste. Non posso che essere profondamente toccato da questi eventi di cronaca quotidiana che racconto, attraverso delle metafore, nelle liriche: “carne di sale, carne di santi”.

Pensi che la contaminazione arrivi ovunque o è una prerogativa figlia della terra che hai attorno?
Io raccolgo degli input, informazioni, idee da diversi paesi differenti.
La Sicilia però è la mia Terra, ho scelto di continuare a vivere a Scicli per poter agire davvero e servirmi dell’arte per dare una nuova interpretazione del reale, tenendo prima di tutto in considerazione gli aspetti sociali e politici. La Sicilia è un territorio tanto affascinante, arcaico e simbolico, quanto pervaso e sopraffatto dai problemi. Nel bene e nel male è una Terra che dunque mi stimola e che mi spinge a operare, a non fermarmi, a continuare a creare.

Questi colori accesi, le tue opere, l’allegoria e la visionaria lettura della vita. Tutto questo pensi possa avere di diritto un posto nel grande linguaggio del pop italiano?
Non mi interessa particolarmente “occupare un posto”, ma arrivare alle persone, utilizzando tutti i linguaggi artistici che conosco. Oggi lo faccio attraverso “Mercurio”, domani tramite un’azione performativa, un disegno o una scultura. La parola d’ordine è creare. Se però devo proprio rispondere a questa domanda, ascoltando i palinsesti delle radio di oggi, credo che “Mercurio” possa ritagliarsi, con grande dignità, un suo spazio e un suo pubblico.

Oggi Sasha Vinci in quale fase di trasformazione si trova?
Vivo una trasformazione continua, animata da un moto perpetuo: una ricerca estremamente schizofrenica, che mi permette di spaziare da un linguaggio creativo ad un altro, fagocitando continuamente nuovi concetti e nuove tecniche. Un ciclo di esperienze che cresce di giorno in giorno, nutrendosi di pessimismo, di rabbia, ma anche di gioia e curiosità, stupore e meraviglia. Mi sento come un marinaio, alla continua ricerca di terre lontane e segrete da esplorare.

E mi levi anche una grande curiosità? Perché questi colori a tinta unita assai accesi ed uniformi per tutto il disco (video compresi)?
Anche per “Mercurio” non ho pensato solo alla scrittura, ma la produzione musicale è strettamente correlata ai fattori estetici, tipici dell’arte. Nello scrivere le canzoni pensavo ai colori che queste potevano avere e all’immaginario visivo dell’ascoltatore. I video realizzati per Mercurio sono dei video d’arte a tutti gli effetti, con una struttura visiva e concettuale che è tipica dell’arte contemporanea.
Per quanta riguarda l’utilizzo dei colori accesi, non ti nascondo di avere una particolare predilezione per le tinte uniformi e piatte, che seducono a prima vista, e questo è un mio tratto personalissimo, facile da riscontrare anche in molte opere su carta.