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Recensione: Stanza del rumore – Stanza del rumore

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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Il 31 gennaio, la band veronese della Stanza del rumore ha pubblicato il primo capitolo della loro carriera artistica, l’album omonimo.

Un album che esce dopo l’esperienza con i Days Before July con cui hanno pubblicato un album autoprodotto intitolato “L’Ultimo Giorno” (2012) e che possiamo dire ha fortificato e ha fatto maturare i quattro ragazzi veronesi.

L’idea che ho di me – videoclip ufficiale

Pierpaolo Pattaro (Voce, Chitarra ritmica), Martino Posenato (Chitarra, Seconda Voce), Lorenzo Girardi (Basso, Cori) e Nicola Zonato (Batteria) , seppur giovanissimi, con il primo passo, l’album. che hanno semplicemente intitolato “Stanza del rumore” mi hanno piacevolmente spiazzato e hanno mostrato tutto il potenziale per essere uno degli album più interessanti del 2020 per consapevolezza, energia, giusta razionalità ed un dialogo tra voce, chitarre, basso e batteria che non ho sentito più dai primi album dei Negramaro.

 

Come detto, un album fatto molto bene partendo da una grafica accattivante e che diventa un biglietto da visita importante per la band ancor di più quando si ascoltano le dodici canzoni di questo album omonimo.

 

Le canzoni di questo album sono state anticipate  dal singolo, accompagnato dal videoclip, intitolato “L’idea che ho di me” e che già faceva assaporare la speranza di ascoltare una band con i numeri giusti per arrivare alle orecchie, chissà, delle persone che contano nel sistema discografico italiano: loro sono pronti per il “grande salto”.

 

L’album su Spotify

 

Sorprende anche la razionalità nella scelta per quanto riguarda l’ordine delle canzoni.
Infatti si potrà ascoltare un crescendo di sound ed energia in tutte le tracce dell’album fino al respiro di “Sentieri nascosti” per poi ripartire con “Il gigante” per l’ultima forte botta energica di “Umano” in cui i quattro ragazzi veronesi raccontano dell’uomo in quanto essere e del fatto di cosa ci rende umani e del saperci accettare, dell’aggressività e dei pericoli che l’uomo stesso deve affrontare nella sua vita.

 

Anche da questa ultima canzone della band si può percepire un grado di maturazione molto alta rispetto alle nuove leve non solo nel campo della musica ma nella società.

 

Sarò ripetitivo, ma questo album è un buon biglietto da visita per chi fa ancora eticamente ’industria discografica e cerca il talento, la passione e l’energia che questa giovane band riesce a dimostrare.

 

La stanza del rumore su MIE Vol.14, la playlist firmata Musica Italiana Emergente

 

 

 

La Stanza del rumore dà una lezione a tutti quelli che pensano che quattro giovani ragazzi non sappiano fare musica e a chi storce il naso quando vede  il nome di una band sconosciuta su una copertina di un album.
Oltre a questo, riescono a inviare un messaggio importante che è quello dell’essere curiosi e ascoltare senza pregiudizio chi, con i propri mezzi, si avvicina ad un mondo bello e stuprato come quello della musica.

 

Più che Stanza del rumore, i ragazzi avrebbero dovuto scegliere un nome più reale come “Stanza della musica” perché loro si che sono riusciti nell’impresa di fare buona musica e, soprattutto, di rispettarla.

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