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Recensione: Riccardo Bonsanto – Siamo soli, io e te

Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Riccardo Bonsanto è un cantautore che ha compiuto il grande salto dell’esordio con “Siamo soli, io e te”.

L’album, una raccolta di nove canzoni, esprime la grande dedizione verso il cantautorato puro e semplice che arricchisce l’ascoltatore grazie anche a Gidon Kremer no dei più grandi violinisti al mondo e direttore d’orchestra lettone.

Riccardo, attraverso le nove storie contenute nell’album, trasmette il suo grande amore oltre alla sua dedizione verso la letteratura e la poesia che influenzano meravigliosamente i testi delle canzoni che ci propone in cui valorizza e tiene fede alla semantica delle parole tra storie di disillusi, di amori infranti, degli ultimi e del “pesce grande che mangia il pesce piccolo” come in “Non rimane che poesia” (accompagnato dal videoclip curato da Gabriele Stefanelli e Filippo Cimadamore per RS Production) di occhi che si alzano al cielo come se il cielo fosse una porta verso la libertà e non solo una via di fuga o una ricerca di spinta verso un mondo da cui l’autore sembra dissociarsi.

 

Non rimane che poesia, il videoclip ufficiale

 

Libertà, il desiderio che traspare anche in “Una canzone qualunque d’un marinaio qualsiasi” come a voler paragonarsi ad un cantastorie tra i tanti, segno di umiltà, in cui il protagonista della stessa unisce cielo e terra verso un’evasione dalla frenesia tra angoscia, penitenze, poesia e desideri verso l’amata a cui vorrebbe donare le stelle su cui la canzone si aggrappa rendendole ispirazione.

 

Proprio questa canzone, con cui si apre il viaggio di Riccardo Bonsanto, è magnetica e trasporta l’ascolto in un viaggio che resta dentro e lascia una speranza verso la musica e la poesia come veicolo di evasione e distaccamento dalla vita da corridori senza meta.

L’album su Spotify

 

L’album coinvolge in ogni sua storia come quella di “Siamo soli, io e te”, canzone che dà il titolo a questo interessante album del cantautore nato ad Ivrea, che scorre velocemente lasciando il segno e avvolgendo la mente di chi ascolta. Una storia come quella cantata in questa canzone, che potrebbe sembrare paradossale e che forse ci è capitato di vedere nella sua cruda e cinica realtà in cui Bonsanto riesce a immedesimarsi nel protagonista e ha raccontarci la sua verità.

 

Un buon primo passo per Riccardo Bonsanto che molto probabilmente ha già una notevole maturità che potrà solo dar vita a preziose storie raccontate e messe in musica da un cantautore che non si fa fregare dalle tendenze e tiene viva la fiamma del rispetto verso la canzone d’autore.

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