PIERPAOLO CAPOVILLA "Obtorto collo"

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PIERPAOLO CAPOVILLA "Obtorto collo"

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Prima considerazione, di certo confortante per molti: questo esordio solista di Pierpaolo Capovilla non rappresenta la fine della sua conclamata band, Il Teatro degli Orrori: anzi, l’idea di questo percorso solitario è scaturita proprio dalla band che, decisa a prendersi un anno sabbatico, ha praticamente ”inviato” il proprio leader in missione, a raccogliere nuovi adepti, che (magari) finiranno poi tra i fans del Teatro. Seconda considerazione: esiste un Pierpaolo Capovilla pre-Teatro degli Orrori ed uno successivo, su questo non ci piove. Innanzitutto perché il successo della band, costituita nel 2005 insieme a Francesco Valente, Gionata Mirai e Giulio Favero, ha indubbiamente reso Capovilla una pietra angolare della musica italiana: non che prima fosse un assoluto sconosciuto (con i One Dimensional Man aveva in effetti già scritto pagine abbastanza fondamentali), ma indubbiamente avreste ottenuto facce interrogative, in tempi precedenti, nominandolo in un’ipotetica chiacchierata con l’elettricista di Volturno o con la massaia di Ca’ di Pippo (esiste davvero, controllare per credere…). Inoltre, Capovilla deve ringraziare Il Teatro degli Orrori per un’altra faccenda, oltre al meritato successo derivatogli: vale a dire per la scelta, battezzata proprio in occasione del debutto della band, di convertirsi all’italico verbo. Con diversi e sfaccettati problemi nell’approccio, soprattutto inizialmente: lo stesso Pierpaolo, nell’occasione, ci tenne a specificare che “l’italiano ti priva dei vantaggi che ti da’ lo scrivere in inglese, la sintesi va ricercata con grande cura in ogni singola parola”. Non a caso il disco d’esordio della band (l’indimenticabile ”Dell’impero delle tenebre”) ebbe una gestazione lunghissima, durata all’incirca due anni, dei quali più di uno speso solo per la composizione e la pre-produzione dei brani, caratterizzata da un’attenzione maniacale per ogni singolo particolare. Ora, a 7 anni di distanza dall’uscita di quel seminale album, si può tranquillamente dire che Capovilla sia diventato padrone assoluto dei propri versi in italiano, di cui anche in questi 11 brani è autore solitario, mentre le musiche sono scritte insieme a Paki Zennaro, musicista veneziano e storico collaboratore di Carolyn Carlson (la regina della coreografia contemporanea mondiale). ”Obtorto collo” non è solo il (centratissimo) titolo dell’opera, è addirittura il manifesto programmatico, il messaggio per nulla subliminale contenuto nei nuovi brani: si narra di quanto male, e mal volentieri, si vive oggi, della ”costrizione del vivere” in questo momento nel nostro paese. In quest’ottica, l’episodio centrale del disco diviene il brano ”Ottantadue ore”, che narra la tragica vicenda dell’uccisione di Francesco Mastrogiovanni, ingiustamente rinchiuso e deceduto dopo 82 ore, appunto, di costrizione, legato ad una lettiga di un centro sanitario mentale. Il disco ha un suono volutamente lontanissimo da quello del Teatro degli Orrori, dal quale in quest’occasione l’artista intendeva discostarsi in maniera totale. In esso, a sorpresa, il suo centro di gravità permanente (lo si nota in diverse tracce) è divenuto la canzone francese (Jaques Brel, soprattutto), robustamente annacquata, questo sì, da rotondi rimandi alla tradizione cantautorale italiana. Per chi ricorda ancora il terrificante trittico di apertura dell’album di debutto dei One Dimensional Man (“Your wine”, “Guts” e “Sneak away”), è probabilmente abbastanza difficile riconoscere nei latrati dell’epoca il consumato crooner odierno. Il singolo ”Dove vai”, co-prodotto da Giulio Ragno Favero, è un piccolo gioiellino pop, la conclusiva ”Arrivederci” un’autentica dolcezza acustica (nonostante l’amarezza imperante), ”Come ti vorrei” è un’irresistibile e splendida cavalcata elettrica (ed elettronica) che ricorda il Bowie di ”Heroes”. Un disco compatto, e riuscito, insomma. Staccatevi da tutto, dai One Dimensional Man, dal Teatro degli Orrori, e ovviamente anche dai concerti/reading di Majakovskij confluiti in ”Eresia”. Fate finta di non sapere chi sia mai questo Pierpaolo Capovilla, ed approcciatevi a queste 11 canzoni come se fossero di un qualsiasi esordiente. A quel punto, amerete alla follia ”Obtorto collo”.

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