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Nuovo album per Silek. L’intervista su MIE.

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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Silek, rapper della scena padovana, ha pubblicato il 25 Aprile 2020 il suo nuovo album intitolato “Carnival”. Un album che esce a distanza di un anno “Undici” e che ha abituato i suoi ascoltatori ad un capitolo discografico all’anno sin dal 2017.

 

Il percorso musicale di Silek inizia con il violino, e riprende poi nel 1996 con Dozhens, una delle prime realtà o probabilmente il primo gruppo rap nato a Padova; una costola della SPC, crew composta da breakers, writers dj e mc’s, fondata nel 1994, con cui firma ben tre album.

 

Dopo dieci anni di live con il gruppo in giro per l’Italia dentro e fuori la scena di provenienza, e la fine del progetto, inizia la fase solista esibendosi tra Italia e Stati Uniti.

 

Quarantema su youtube

 

 

L’intervista a Silek

Ciao Silek e benvenuto su Musica Italiana Emergente. “Carnival” è il tuo nuovo capitolo, il tuo nuovo album. Come è nato e quali sono i temi che tratti nelle otto canzoni che lo compongono?

Carnival è nato senza essere progettato una sera di fine novembre in cui dopo qualche mese di fermo mi sono messo a scrivere perché ne sentivo il bisogno.

Da lì ho aperto il rubinetto e nel giro di 3 mesi è venuto giù tutto, complice un periodo personale intenso e ricco di stimoli diversi, di sensazioni diverse e spesso dissonanti.

Parla di me, del mio rapporto con il sentire, ma sono sicuro che parla pure di qualcun altro, con lo stesso modo di percepire cose e persone.

In Carnival c’è un brano che si chiama COBALTO che parla di mia madre e della sua lunga storia personale per nulla facile in relazione con la mia, era un tributo, un saluto un perdono profondo che mai avrei pensato di fare ma è venuta e in questi giorni all’improvviso è mancata.

Carnival ha delle cose che sono uscite da sole, inconsapevoli, dei flussi di coscienza che col senno del poi mi spaventano anche, così come Cadeau o Finestre che hanno in loro una sorta di anticipazione di quello che mi sarebbe successo poi.

Sto unendo i pezzi ora.

 

Ormai viaggi alla media di un album o ep all’anno. Quali sono i risultati finora raggiunti?

Viaggio nella media di un’uscita l’anno in effetti si, in realtà a settembre è uscito UNDICI (13 brani) e Carnival uscito in Aprile doveva essere il 1° EP dei 2 previsti nel 2020.

I risultati sono quelli che faccio tanta musica, mi esprimo tanto, rimo sempre meglio, compongo le basi e faccio i live.

Ho una fanbase molto piccola, ho pochissima esposizione, sono fuori dai grossi centri, faccio RAP complesso, quindi se parli di risultati tangibili e di successo, direi poca roba, ma non ho fretta né ansia in questo senso.

Quel tipo di tensione ha rovinato molto del mio rapporto con la musica in altri anni, quindi il recupero del fare musica perché è bello e importante farla è stato l’obiettivo più interessante, il resto lo vedrò camminando.

 

Quali sono le tematiche che ti ispirano di più per la realizzazione dei tuoi brani?

Dipende dai periodi, talvolta sono ragionamenti sociali, altri miei spazi introspettivi, altre volte brani che se pur di base hanno delle cose da dire sono più volti a essere di intrattenimento, fare rime, incastri senza cercare chissà quale concetto.

A ogni album cerco di dare più elementi per dargli un equilibrio, ma sono consapevole che in linea di massima spingono verso il basso, o se vuoi verso il buio.

Ho un modo di sentire la vita “complesso”, delle questioni che hanno contraddistinto la mia crescita personale in maniera importante, quindi scrivendo senza filtri escono le cose che sono più nel profondo e non sono sempre così catchy, tutt’altro.

 

L’album su Spotify

 

Quali sono le tre canzoni di questo album che definiresti come biglietto da visita da far ascoltare a chi non ti conosce?

Cadeau, Mastica e Finestre. Sono 3 approcci molto diversi, come scrittura e come metrica/flow, ma sono 3 direzioni che mi appartengono.

 

 

Sei passato dal lavoro di squadra con Dozhens all’attività solista. Quali sono i pregi e i difetti delle due esperienze?

In realtà godo della fortuna di avere i pregi di entrambe le cose perché se da una parte procedo veloce senza compromessi o ragionamenti condivisi, facendo il direttore creativo dell’intero percorso che serve per fare un album, al mio fianco c’è buona parte del mio ex gruppo Dozhens (3 su 4) che collaborano ai brani, mi fanno i beats, registrano e mixano gli album, partecipano ai brani e mi rompono tantissimo i coglioni sulle mie scelte, ma alla fine decido io.

Avere un gruppo è un’esperienza meravigliosa ma anche impegnativa perché giustamente stai nel mezzo di scelte condivise e delle volte quel compromesso diventa lentezza e si alleggeriscono le intenzioni, da solo riesco a tirare le sassate che voglio tirare senza dover alleggerire o appesantire nulla.

 

L’album è uscito il 25 Aprile di quest’anno. Quali sono i risultati finora raggiunti e quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato?

Carnival sta girando, gli streaming sono buoni, le recensioni anche, vengono comprese le intenzioni e gli obiettivi, viene recepito per quello che è riconoscendogli un valore al di la del genere di cui è parte.

Risultati buoni per quanto mi riguarda, ma dipende sempre dalle aspettative, nessun disco d’oro all’orizzonte.

 

Ultima domanda: quali saranno i tuoi prossimi passi?

In quarantena ho prodotto molte basi, ora ho ricominciato a scrivere e il prossimo passo è dare la luce a un nuovo EP che si chiamerà “Para bellum”.

Nel frattempo no live per ovvi motivi di Covid e quindi farò mezzo riposo mezza composizione senza darmi dello stress e quando sarà uscirà questo nuovo EP, forse già nel 2020, vediamo.

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