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Nebbioso presenta il suo album. L’intervista su MIE.

Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Davide Sciacchitano, alias Nebbioso, ci racconta una fantascentifica realtà neanche troppo lontano da quella che viviamo nel nuovo album intitolato “Nebbiosa”.

“Profondo sonno” è il singolo scelto come biglietto da visita per l’universo musicale in cui Davide Sciacchitano ci accompagnerà affrontando tematiche come l’intelligenza artificiale e il controllo dei dati personali, tema così tanto messo in discussione ma che non trova una soluzione duratura e sensata.

 

 

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L’intervista a Nebbioso

Benvenuto su Musica Italiana Emergente, Davide. Argomenti diversi dal solito ma che ci riguardano molto tra presente e futuro. Come è nata questa voglia di mettere in ballo argomenti un po’ diversi dal solito in “Nebbiosa e da cosa è nata l’ispirazione affrontare queste tematiche?

Mi guardo attorno e vedo persone chiuse in se stesse, un malessere diffuso nelle nostre città in preda alle nevrosi. E la cosa mi preoccupa. 

Così ho voluto lanciare un sassolino nello stagno, anzi nella palude, per riflettere sull’influenza che hanno su di noi i media, su come possono allontanarci da noi stessi, in qualche modo intorpidirci i sensi; mi riferisco alla tecnologia (televisione, internet…) in mano ad un’oligarchia che ci manipola. E noi lo permettiamo. 

È nata così la storia di Nebbiosa, una ragazzina che dovrà prima capire un po’ di se stessa per potersi ribellare contro l’establishment, un sindaco-Padre con intenzioni non del tutto umane, diciamo.

 

Ascoltando l’album maturano sentimenti e sensazioni che hai romanzato attraverso le tue canzoni. Una scelta di impostazione che è nata nel mettere insieme le storie di questo album?

Grazie per ricordare che stiamo parlando di musica e canzoni, non certo di un saggio politico, anche se “Nebbiosa” è un atto politico, ma non un’accusa contro un despota: significherebbe cadere nella trappola del nemico pubblico. 

Il sindaco siamo noi, il re siamo noi, noi siamo il potere. Non ho messo assieme delle storie, ho scritto una storia che si sviluppa lungo gli undici brani, ispirandomi a fatti personali e sociali, come il Muro di Berlino e il massacro di Jonestown.

 

In questo album hai coinvolto molti musicisti e artisti provenienti anche da altri mondi “artistici”. Penso che la “solidità” di questo tuo capitolo discografico sia frutto proprio di queste collaborazioni. Quanto sono state importanti e chi ha collaborato?

Hai assolutamente ragione, ho avuto la fortuna di collaborare con alcuni dei migliori musicisti della mia regione, il Friuli Venezia Giulia, persone con tanto tanto da dire e che invito tutti a seguire: Michela Grena, già voce dei BRStylers, oggi leader dei Wicked dub division, premio Amnesty, Mirko Cisilino, trombettista con all’attivo moltissime collaborazioni tra cui i Calibro 35,di recente pubblicato il suo “Effetto carsico”, Simone Serafini, bassista con alle spalle centinaia di incisioni discografiche, i chitarristi e cantautori Jacopo casadio e Dario Senes, gli ingegneri del suono Emanuele Pertoldi e Luca Tomassi, il giovanissimo Giacomo Ambrosino al violino, l’attore Fabiano Fantini per la splendida voce del Sindaco, infine anche Gianni Flaibani per la registrazione delle presse industriali, diventate parte della ritmica. Dora Tubaro per le splendide grafiche. 

Sì, senza di loro non sarebbe stato lo stesso.

 

Quali sono le influenze artistiche che troveremo nel tuo album e nella tua scelta stilistica?

Pink Floyd, Doors, Blak Saagan, Austra, Beach House, Battiato, Bach, Komeda, Purcell, ma anche Pasolini, Haneke, Virgilio…

 

In “Le tue mani” addosso arriva la gran botta del significato che dai a “profondo sonno”. Vuoi mettere in guardia tutti quelli che chiudono gli occhi durante uno stato di democrazia perché si corre il rischio di risvegliarsi in una dittatura strisciante?

Sì, proprio così. Il pezzo inizia con i due protagonisti e il loro incontro amoroso, pensavo alla spelonca di Enea e Didone. Ma poi prende un’altra piega con l’esposizione della minaccia che incombe sulla città di TreSeiZero.

 

Nel tuo album c’è “Algoritmo della paura”. Quali sono gli elementi racchiusi nell’algoritmo della paura secondo te?

L’Algoritmo della paura è un oracolo moderno, capace di predire il futuro in base ai calcoli scientifici di cui è capace. 

Ci sono ovviamente riferimenti alla società fobica che abbiamo creato, ma nella storia di Nebbiosa l’Algoritmo della paura calcolerà che la quasi totalità della popolazione è stata indotta dal sindaco Padre ad assumere un Siero blu…

 

“Nebbiosa” prende spunto dalla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, “La nebbiosa” su cui si è basato inizialmente il film “Milano nera” del 1963. A chi ti rivolgi con questo album e a chi vorresti farlo ascoltare?

Mi rivolgo a chiunque abbia voglia di fermarsi ad ascoltare, quindi grazie per darmene la possibilità. Non ho pensato ad un pubblico specifico, ovviamente. 

Il mio intento era quello di creare un paesaggio sonoro ed invita ad immergersi. La storia in sè non ha nulla di straordinario o originale, anzi è lo abusata vicenda di un personaggio che all’inizio si trova in una condizione A e alla fine si troverà in una condizione B e per farlo dovrà capire delle cose di se stesso e compiere delle prove. 

Ci sono migliaia di storie del genere. Quindi l’unicità è data dall’ ecosistema sonoro che si è creato, anche grazie all’atmosfera noire descritta da Pasolini per parlare di Milano.

 

Ultima domanda: il basso è il protagonista del tuo album che si prende gran spazio tra le canzoni e le storie raccolte in “Nebbiosa”. Il sound di uno strumento come il basso per far entrare l’ascoltatore in una sensazione o sentimento ben definito?

Sì, ogni canzone è nata attorno al basso e alle frequenze che è capace di creare. Non avrei saputo fare altro. Suono questo strumento da quando ero ragazzino, e non ho ancora imparato a suonarlo. 

Dovrei smettere, forse, ma non posso farne a meno, perché quando lui vibra io vibro. 

 

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