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Morris Celli torna con il progetto Il Mulo. L’intervista su MIE.

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di Salvatore Imperio

Dopo dieci anni e tre dischi pubblicati a nome Clamidia, dopo aver condiviso i palchi con i

maggiori esponenti della musica alternativa italiana di inizio secolo (Massimo Volume, Linea 77, Umberto Palazzo, One Dimentional Man, Bud spencer blues explosion, Lombroso, Giorgio Canali, Cesare Basile, Edda…) e dopo un paio d’anni di silenzio, Morris Celli torna con il progetto Il Mulo, accompagnato da Luca Balacca e Mattia Benvenuti.

 

Il Mulo si è presentato, qualche mese fa, con “Fingo di non vederti” da cui stati estratti “Antonio e “Malaria” accompagnati dai videoclip.

 

Desaparecido, il videoclip ufficiale

 

 

L’intervista a Morris Celli

Salve ragazzi e benvenuti su MIE. Il vostro è un ritorno sulla scena che arriva a distanza di qualche anno dopo la fortunata esperienza dei “Clamidia”. Cosa vi ha condotti ad inaugurare questo nuovo capitolo artistico?

La voglia di iniziare un nuovo progetto da zero, di non avere il condizionamento di quello che avevano fatto fino a quel momento, di travestirci in qualcosa di nuovo.

 

Nella presentazione dell’album “Fingo di non vederti”, leggiamo di un impellente bisogno espressivo in cui la figura di Morris fa un po’ da traino all’intero progetto. Da cosa nasce, però, questo bisogno?

Nasce da un silenzio autoimposto di 4 anni e da un allontanamento volontario dalla musica: volevo allontanarmi da questo mondo, non volevo più mettere alla berlina me stesso e i miei sentimenti, volevo farmi i fatti miei; poi la malattia e la morte di mio padre mi hanno riavvicinano alla penna e alla chitarra, utilizzata come terapia per esternalizzare il mio dolore.

 

Le vostre prime esperienze musicali risalgono al 2004. Secondo voi, quali sono stati i cambiamenti più significativi nel panorama rock-indipendente degli ultimi quindici anni?

Sicuramente un cambio radicale delle sonorità che ha portato la scena indipendente ad avvicinarsi sempre più alla scena popolare. 

Quando abbiamo iniziato a suonare il rock indipendente era dominato da Litfiba, Marlene Kuntz, Afterhours, Massimo Volume, CSI.. 

Adesso fanno fatica questi gruppi ad aver seguito perché sono cambiate le orecchie delle persone e le sonorità si sono sempre più ammorbidite. Ma la musica è ciclica, quindi prima o poi cambieranno nuovamente gli schemi.

 

Nel panorama odierno, secondo voi, quanto la canzone può ancora definirsi uno strumento di racconto e quanto un mero artificio orientato all’intrattenimento?

Dipende dalla propensione dell’ascoltatore e da cosa cerca: la moltitudine della proposta ha generato disattenzione e alterazione nella percezione del messaggio, sempre che si arrivi a percepirlo. 

Chi la crea lo fa quasi sempre per raccontare qualcosa di vero ed è bello quando si crea liberamente; l’artificio orientato all’intrattenimento non lo concepisco e non lo conosco, e si vede visto che la nostra musica è sempre stato all’opposto del puro intrattenimento.

 

Malaria, il videoclip ufficiale

 


Da questo primo album a firma “Il Mulo” sono stati estratti tre singoli che rappresentano un po’ la sintesi dell’intero progetto: “Antonio, “La malaria” e “Desaparecido”, quest’ultimo recentemente proposto da noi come “videoclip della settimana”. Ci sembra che da questi singoli emergano chiaramente tre sentimenti: perdita, dolore e smarrimento. 

Ci spiegate nel dettaglio qual è la storia che si sviluppa attraverso questi brani? Come mai li avete ritenuti prioritari rispetto agli altri?

Per chi li scrive nessun brano è prioritario ad altri o perlomeno non si riesce ad averne una visione così razionale: troppi ascolti portano ad una completa distorsione della realtà.. 

Comunque per il primo singolo abbiamo lasciato carta bianca alla nostra etichetta, e siamo rimasti stupiti e contenti della scelta di Antonio, uno dei brani che più ci piace suonare. 

La canzone parla del chitarrista dei Clamidia, che ha lasciato la musica per inseguire la sua ennesima salvezza interiore. “La Malaria” invece è stata per me una elaborazione del lutto di mio padre, ho cercato di trovare delle spiegazioni ed ho incontrato questa canzone: per noi è sempre stato il singolo del disco, abbiamo anche fantasticato sulle sue potenzialità radiofoniche. 

Per “Desaparecido” invece tutto nasce dal videoclip e dall’opportunità’ di lavorare con Gino Sgreva; nel 2018 avevamo appena iniziato le registrazioni del disco e “Desaparecido” è stato uno dei primi brani finiti; il brano ha un’atmosfera molto intimista, racconta a pieno il sentimento di vuoto che mi ha afflitto e le immagini del videoclip si sposano alla perfezione con l’intento del brano.

Nonostante le collaborazioni con validi videomaker abbiamo notato il costante apporto di Morris anche nella realizzazione dei videoclip dell’album. Si può dire che in questo caso l’esigenza espressiva si sia rivelata tanto forte da travalicare i confini musicali

Cerco di utilizzare una scrittura evocativa, che si lega alle immagini, quindi curare la parte video delle mie canzoni è sempre stato un desiderio. Ho avuto la fortuna di collaborare con due videomaker, Luca Lazzari e Carlo Laurenza, molto bravi e pazienti,che mi hanno aiutato a mettere in pratica le mie idee e hanno colmato le mie lacune pratiche.

 

Il Mulo di Morris Celli resiste grazie al fondamentale apporto di Luca Balacca e Mattia Benvenuti che, ti accompagnano in questa nuova avventura.

Sono molto contendono di avere con me Luca e Mattia, sono degli ottimi musicisti e soprattutto sono degli amici: siamo riusciti insieme a dare un’identità sonora al Il Mulo e a caratterizzare l’intero album con la sonorità propria di ognuno di noi.

È stato il completamento di un progetto iniziato in una piccola stanza in solitaria con una chitarra e un computer.

 

Citando voi stessi: “Il Mulo avanza e non si ferma, finché il cuore non cede”. Quanta strada vi sentite di aver percorso fino ad ora e quanta ne percorrerete ancora insieme?

Siamo appena all’inizio. Abbiamo una voglia matta di scrivere, suonare insieme e continuare a sperimentare. 

Adoriamo cambiare pelle in ogni disco finché non troveremo la formula vincente per guadagnare un sacco di soldi. Quindi preparatevi al prossimo disco, ci saranno delle belle sorprese.

 

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo.

Grazie a voi per lo spazio che ci avete dedicato

 

L’album su Spotify

 

 

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