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Mons: ascoltando “Non può piovere per sempre”. L’intervista su MIE

la redazione di MIE

Band torinese che pubblica il loro primo disco ufficiale per Up Stage dal titolo che tocca corde importanti per noi che misuriamo l’adolescenza in film e in dischi in vinile.

Si intitola “Non può piovere per sempre” l’esordio discografico dei Mons.

Belle sensazioni digitali miste in un groove californiano in bilico tra funk, rap e r’n’b. Il tutto dentro stilemi pop della nostra bellissima canzone main stream. Che poi risalta all’occhio e al cuore un certo modo di concepire l’immagine di questo suono…

 

Fiato corto, il videoclip ufficiale.

 

 

L’intervista ai MONS

Esordio tutto italiano… anche se il piglio è quello “californiano” (se mi scusate la sintesi violenta). Insomma: cosa vi porta ad espatriare così tanto con lo stile di musica? Da dove nasce il sound dei MONS?

Siamo tutti e cinque molto “onnivori” musicalmente parlando e le nostre influenze principali vanno da Anderson .Paak, Tom Misch, Mac Miller fino a Willie Peyote, Davide Shorty e Ainè per quanto riguarda la scena Italiana.

 

Quanti ve l’avranno detto: il titolo di questo primo lavoro è una citazione de “Il Corvo” vero?

Yes, questo disco gioca su alcuni rimandi cinematografici e la frase “Non può piovere per sempre” è in risposta al “Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere” in Fiato Corto, singolo dell’album. Abbiamo scelto questo titolo proprio per marcare il messaggio di speranza che porta l’intero album, il fatto che dopo un dolore, una sconfitta o un periodo buio arrivi anche il nostro momento di gloria.

 

Bellissima la copertina: viaggiare in questa vita, il futuro è solo opera e responsabilità nostra, delle nostre mani. Io l’ho letta così… sbaglio?

Hai trovato una bellissima chiave di lettura, la copertina in realtà punta il focus sulla linea della vita che continua anche nel retro e vede un funambolo che la percorre con incertezza. Questo album tratta molto la precarietà, ognuno di noi cerca il suo equilibrio personale lungo la linea della propria vita e la copertina vuole far risaltare proprio questo aspetto.

 

MIE Vol.17 – la playlist di Maggio 2020

 

Elettronica oggi è divenuta una parola d’ordine. Quasi diventano rare le realtà che suonano in analogico. Sempre più sintetizzatori, tastiere, post-produzione. Voi come la vedete?

In questo lavoro noi abbiamo proprio cercato di integrare questi due mondi così distanti ma così simili concettualmente, abbiamo sperimentato, abbiamo “effettato” in maniera atipica molti strumenti e il risultato è una fusione di digitale e analogico, due realtà che coesistono e convivono in tutti noi.

 

E nonostante la tantissime contaminazioni, il vostro pop ha dei confini molto tradizionali. Cosa significa per voi “POP”?

Spesso il termine “pop” è visto negativamente e associato a “commerciale”, alla musica che punta solo sui numeri, sugli ascolti senza avere un messaggio intrinseco. Ma pop è anche John Mayer, è anche Sting, è anche The Beatles, e mille altri artisti che hanno fatto successo arrivando alle masse (popular music) senza rinunciare né ai testi, né alla musica che volevano fare. Pop è quindi un termine che nella sua accezione vera e propria significa popular, qualcosa di virale ma che nella realtà racchiude molti contenuti differenti al suo interno: alcuni più autentici e sinceri, altri più “costruiti” dalle etichette discografiche. Pop dovrebbe significare semplicemente sincerità, la modalità comunicativa di ogni artista che decide di fare musica inedita.

 

A chiudere: da esordienti come vedete e come vi rapportate con la scena musica che vive attorno?

Il panorama musicale italiano sta cambiando parecchio negli ultimi anni, tanti giovani, tanti generi che non ci si sarebbe aspettati diventassero popolari qualche anno fa, tanta novità che appreziamo e con la quale cerchiamo di collaborare. Speriamo di riuscire a trovare anche noi il nostro spazio in questa ondata di novità.

 

Non può piovere per sempre, l’album dei MONS su Spotify

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