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MIE intervista Stefano Migneco, conosciamo meglio il suo "Quattro pagine dai vent'anni"

Stefano Migneco è un cantautore romano emergente classe ’92. Se vi è mai capitato di incontrare per le strade della Capitale un ragazzo con i ricci alla Battisti, una chitarra in mano che intonava poesie guardando le stelle probabilmente già conoscete Stefano, altrimenti ecco a voi la breve intervista che noi di MIE abbiamo realizzato per presentarvelo meglio e per salutare l’uscita del suo primo EP “Quattro pagine dai vent’anni”.
Ciao Stefano, come va? sei emozionato per il debutto del tuo primogenito?
Ciao,va tutto bene. Se lo vedi come un figlio, vorrei essere premuroso nel dire che non è solo figlio mio, ma anche di Giovanni Del Grillo.Sono felice, direi quasi commosso. Ho avuto la fortuna e il privilegio di iniziare questo percorso in maniera del tutto artigianale: sento davvero mio questo tipo di realizzazione e questo modo di realizzare i progetti discografici.
Raccontaci in breve i quattro brani che compongono l’EP.
Con molto piacere. I brani che l’EP contiene sono quattro: In un bicchiere di vino; Ultimo treno; Nella mancanza; Madonna, Madonna mia.“In un bicchiere di vino” nasce nel clima delle serate con gli amici in giro per Roma. Il bicchiere di vino è un pretesto o una scusa per sentirti più sicuro (l’insicurezza è il dramma della nostra generazione). Ti ritrovi a guardare la giostra che ti circonda in maniera più libera, sognando ciò che per te è veramente la bellezza: sederti al tavolo con tutti, che siano ladri o bei signori, vedere le zingare che danzano e avere il tempo per ascoltare i guardare i giorni che si rincorrono.“Ultimo treno” parla della vita di un ragazzo, vita che sta prendendo il volo, insieme al primo amore, agli amici, ai giorni del liceo. Di colpo arrivi al capolinea dell’adolescenza. In maniera del tutto naturale sali sull’ultimo treno, che non torna indietro e fugge via, verso nuovi binari e nuovi treni da prendere.“Nella mancanza” affronto una situazione vissuta da una persona che già sente un cambiamento nella sua mente, già è stata segnata da qualche esperienza alle soglie di un’età più adulta. Colui che canta si ritrova in mezzo alla strada e guarda più verso l’ombra che verso le luci delle vetrine. Camminando per la strada incontra persone e cosa sono le persone? Storie, solo attraverso le storie le persone vivono in eterno, con i racconti. Si viene a conoscenza delle sporche leggi del mondo, quelle che non sono state mai scritte ma che esistono più di qualsiasi altra legge.“Madonna, Madonna mia” trae ispirazione dal dipinto “Madonna” di Munch: la Madonna viene ritratta come una prostituta consumata dal piacere. La visione viene da un disagio, da una condizione decadente, da un sentirsi inopportuni in questa società. La mia Madonna ha un po’il ghigno dei giocattoli difettosi che però sono speciali proprio per i loro difetti, e se fossero perfetti sarebbero confusi fra i tanti. Dal dolore viene la voglia di una vita più consapevole, decisa e passionale.Queste sono quattro pagine dei miei primi vent’anni, che mi presentano e rappresentano una parte fondamentale della mia vita. Da qui la spiegazione del titolo dell’EP.
Com’è nata l’idea di immergerti nel mercato discografico, chi ti ha supportato, chi vorresti ringraziare per averti dato questa possibilità?
L’idea è stata di Giovanni Del Grillo. Disse che avevo bisogno di un EP che svolgesse il ruolo di biglietto da visita. Un bel pomeriggio dell’autunno 2013 sono andato a casa sua con un librone pieno di canzoni scritte da me ed ho iniziato a suonarle al pianoforte; dopo un paio di incontri, i brani da mettere nell’EP erano decisi. A lui devo tutto ciò e, prima dell’EP, devo il fatto di essere entrato in un certo ambiente del cantautorato romano. E’ Giovanni che mi ha fatto conoscere Davide Trebbi, il quale mi ha portato a Schola Romana: da qui sono nate tante cose. Il volto dell’EP è stato disegnato e realizzato da Alessandra Gosti, l’unica persona che è in grado di tradurre i miei brani con immagini e foto. Ringrazio leiper questo e per tutta una serie di altre cose che non sto qui ad elencare … vi posso dire che, se vedete qualche mostra o qualche opera di questa bella ragazza, cliccate e visitate! Oltre a queste persone devo ringraziare Claudio Mancini, ormai fedele chitarrista, e Alessandro Epifano, vecchio compagno liceale armonicista. “Quattro pagine dai vent’anni” è un prodotto interamente artigianale, realizzato da artigiani con la voglia di comunicare e l’amore verso l’arte e le genti.
Torniamo un pochino indietro, so che nella tua vita hai sempre scritto e suonato, quindi ora ti farò una domanda forse un po’ banale, ma ritengo che la risposta potrà essere molto interessante soprattutto per chi ti conosce poco o affatto. Cosa significa per te fare musica?
Io ho iniziato a scrivere le prime cose intorno all’età di undici anni. Erano cose da poco, versi che scrivevo ispirato dalle situazioni che potevo incontrare nel mio piccolo. Nel bene e nel male sono stati i primi piccoli semi del mio orticello. Io ho iniziato a scrivere perché sentivo il bisogno di comunicare attraverso musica e parole ciò che sentivo dentro di me. Continuando a scrivere, arrivando ad oggi, posso dire che per me la musica è semplicemente il mio mezzo di comunicazione. Noi siamo persone in quanto risuoniamo l’uno con l’altro e questa grande onda sonora è la comunicazione, ognuno poi ha il suo mezzo: io ho la musica.
A livello di diffusione di musica e di contenuti ritieni che il mondo che si trova ad affrontare un cantautore emergente come te sia più “semplice” di quello che hanno dovuto affrontare i grandi cantautori del passato? Mi spiego meglio, pensi che con la diffusione massiccia di internet, dei social ecc. sia più semplice oggi far conoscere la propria musica? Non c’è il rischio di perdersi nell’eccessiva varietà (poche volte sinonimo di qualità) dell’offerta musicale?
Io penso che le difficoltà siano state sempre presenti in qualsiasi era e in qualsiasi percorso. Una volta diciamo che c’era più lavoro e si suonava molto di più nei locali. Una volta c’era la RCA e c’erano già i grandi indipendenti, il pubblico era più attento verso un certo tipo di musica. Erano le logiche del mercato di quel tempo. Ora le logiche sono cambiate, il mercato è sempre più ricco di artisti ma spietato, è sempre più frenetico. Se analizzo le regole del mercato, mi risulta molto difficile riconoscermi. Io mi analizzo ogni giorno e cerco di analizzare ogni giorno ciò che faccio, portandolo avanti con serenità e passione, cercando di non sottomettere neanche un minimo la mia piccola arte ad un commercio che fa il suo tempo, ma non rimane nella storia di nessuno. Io voglio semplicemente vivere di musica suonando, ricercando parole e suoni e facendo un mio percorso personale, senza lasciarmi costruire da nessuno. Solo così io posso dare il mio meglio in senso artistico ed è questo ciò che mi interessa. Il web aiuta molto nell’opera fondamentale di far girare il più possibile i propri brani, mettendole in vendita con gesti molto semplici e alla portata di tutti. Anche i lavori artistici indipendenti dalle logiche del mercato trovano il proprio canale. La scelta è molto vasta, ma se un artista percorre la sua strada camminando in maniera libera, non penso si possa perdere o confondere. L’arte è libera, indipendente … è tutta da scoprire, ogni giorno.
Stefano, grazie per la tua attenzione e ti auguro tanta tanta fortuna ed energia per il tuo cammino. Alla prossima!
Grazie a voi. Un saluto a tutto lo staff di MIE e a presto.


Alessio Boccali

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