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La svolta artistica di Michele Bringati. L’intervista su MIE.

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di Giorgio Stammati

“E Non Venirmi a Dire” è il titolo del nuovo singolo di Michele Briganti. 

Questo brano segna una “svolta” artistica strizzando l’occhio a sonorità più “attuali” e con l’innesto di una produzione maggiormente curata affidata alle sapienti mani di “Wladimir Pascali”. Il brano, accompagnato da un videoclip, segna anche il debutto sul mercato discografico dell’etichetta indipendente “110 bpm” nata dalla collaborazione tra artista e produttore e che mira ad una maggiore visibilità della musica indipendente curando particolarmente il mercato degli “Artisti Emergenti”.

 

“E non venirmi a dire”, il videoclip ufficiale.

L’intervista a Michele Briganti. 

Ciao Michele come stai? Iniziamo con il nuovo singolo “E Non Venirmi a Dire”, da dove nasce questo brano e perché lo consideri una “svolta”?

Ciao Giorgio, tutto nasce da qualche accordo di chitarra fatto nel mio studio casalingo. Erano diversi mesi che avevo in cantiere questa canzone e le cose nel frattempo sono cambiate molto. 

Quando ho pubblicato il mio primo album il tutto era nato quasi come un “gioco”.
Dopo quasi 30 anni di musica sentivo la necessità di fare qualcosa di mio e così, chiuso nella mia cantina, dal niente, mi sono messo per la prima volta a scrivere canzoni.

Poi è venuta la voglia di registrarle e successivamente l’idea di fare un album ma, senza crederci minimamente, mi sono intestardito nel fare fatto tutto in completa autonomia senza conoscere minimamente cosa volesse dire produrre un brano.

Mi sono presto reso conto di quanti limiti potesse avere il risultato e di quanto “poco fosse accattivante” per gli ascoltatori. 

Ho inoltre attraversato un periodo emotivamente molto difficile dovuto alla malattia ed alla perdita di mio padre, che oltretutto è da sempre stato il mio principale sostenitore.
Tutti i progetti di live e promozione del mio album sono passati completamente in secondo piano.

 

“É Non Venirmi a Dire” è il brano che rappresenta la mia “ripresa” emotiva, ed ho deciso di lavorare maggiormente sulla qualità dei suoni e dell’arrangiamento affidandomi alle mani di “Wladimir Pascali” un ottimo produttore che è stato preziosissimo sia professionalmente che umanamente. 

Con questo brano ho deciso di strizzare l’occhio, pur senza snaturare, ad uno stile più moderno ed attuale, virando su sonorità più tipiche del pop e cercando di fare le cose con maggiore qualità.

MIE vol.14: la playlist di Febbraio firmata Musica Italiana Emergente

Cosa puoi dirci della collaborazione con Wladimir Pascali?

Wladimir è una persona con competenze incredibili, sia per la sua enorme cultura musicale che in ambito di produzione, mix e master. 

Ci siamo conosciuti all’interno di “NuovaEra”: un collettivo di Artisti Emergenti, del quale mi sono fatto promotore attivo, insieme ad altri validissimi Artisti e che ha lo scopo di sostenere la musica emergente con iniziative e promozioni Social, Playlist dedicate, ecc.

Mi sono trovato a confrontarmi con lui molto spesso restando impressionato dalle sue doti di polistrumentista e dal suo sapiente utilizzo dei sintetizzatori. Abbiamo iniziato a condividere molti spunti e riflessioni trovando una grande affinità ed ai primi di settembre restai molto colpito dalla sua proposta di voler “sistemare” un brano dell’album che a suo modo di vedere aveva molto potenziale ma era limitato dalla mia produzione “domestica” ed amatoriale.


Affidandomi alle sue esperte mani, il 30 settembre 2019 ha “ripreso vita” quasi in modo naturale “Quello Che Mi Hai Dato” in una “Radio Edit” completamente ri-arrangiata e ri-masterizzata che ha fatto da apripista a tutto ciò che è arrivato successivamente… I riscontri sul brano sono stati molto positivi.

Ho avuto l’onore di rappresentare “NuovaEra” con la “Copertina” della Playlist del mese di ottobre, di entrare a far parte di molte altre Playlist ed al momento il brano si stia avviando oltre ogni aspettativa verso i 10.000 stream su Spotify!

 

Parallelamente, in modo quasi automatico, abbiamo insieme iniziato a lavorare al brano di cui parlavamo prima e così parte del risultato di “E Non Venirmi a Dire” è merito delle idee e della produzione di Wladimir.

 

Ma non finisce qui: “E Non Venirmi a Dire” ha segnato anche il debutto sul mercato della nuova “Etichetta Discografica” indipendente “110 bpm Production” .

Lavorando con “Wladimir” ci siamo reciprocamente resi conto di quanto “un’intesa” così rara e naturale non dovesse andare persa e che anzi questa potesse essere valorizzata nel creare un progetto che dia spazio ed opportunità non soltanto per noi stessi, ma soprattutto a tutti quegli Artisti Emergenti, di assoluto spessore e valore artistico, che troppo spesso vengono lasciati alla mercè di “pseudo produttori” ed “addetti ai lavori poco onesti” che, con poca cura dell’artista e grande opportunismo, spesso si approfittano delle velleità di giovani speranzosi e talentuosi Artisti che molto avrebbero da dire nel mercato musicale odierno. 

 

A Febbraio hai pubblicato l’album “Accendino Blu”, come credi si sia inserito nel selvaggio mercato musicale italiano? Quali credi siano gli ostacoli più grandi per un emergente che si affaccia nel mondo discografico?

Come detto “Un Accendino Blu” era nato quasi per gioco e chiaramente, sebbene mi abbia comunque dato riscontri positivi, rappresenta solo una goccia infinitesimale in questo enorme mare di musica emergente. In più, come detto, era figlio di una grande inesperienza ed inconsapevolezza da parte mia che ne ha limitato la potenzialità. 

Nonostante tutto ha avuto il grande pregio di “farmi esistere” e farmi iniziare a comprendere come funziona “questo mondo” conoscendo persone che ne fanno parte e capendone un po’ di più i meccanismi.

Sono convinto infatti che gli  “ostacoli più grandi per un emergente che si affaccia nel mondo discografico” stiano proprio nella mancanza di “consapevolezza” di quasi tutti gli artisti che, non conoscendo minimamente il mercato musicale, spesso si aspettano cose improbabili o restano delusi dei mancati riscontri quando in realtà, rispetto al passato, non è cambiato poi molto. 

Sono sempre esistiti, studi di registrazione, produttori, agenti, etichette, pubblicitari, ecc… l’unica cosa che è cambiata in questi anni è che non esiste più la figura “di quello che ci mette i soldi” e chi si affaccia a questo mondo, il più delle volte, sbaglia nel fare i propri investimenti, magari affidandosi alle persone sbagliate o restando ad aspettare che le cose vadano avanti da sole senza impegnarsi un minimo in autonomia nel cercare di farsi conoscere, suonare live, sfruttare i social, ecc.

Se è vero che poca visibilità vuol dire anche non “avere ancora una immagine da distruggere” nella maggior parte dei casi non avere riscontri porta a demoralizzarsi e molti abbandonano ancora prima di far veramente parte di questo mondo.

 

Leggo che hai un passato di piano bar, una nobile gavetta e un’ottima maniera per farsi le ossa, che lasciti ha avuto questa esperienza sul tuo presente musicale da cantautore? 

Mi esibisco live ormai da oltre 25 anni ma, nella maggior parte dei casi, avevo maturato esclusivamente esperienze di Band. 

Man mano che si cresce e, purtroppo, si invecchia anche, diventa sempre più difficile conciliare le esigenze di più elementi ed il lavoro, la famiglia, i figli e le responsabilità rendono difficile suonare e portare avanti progetti con altri musicisti. 

Ho iniziato così in modo quasi improvvisato propormi autonomamente, come in molti fanno, con basi e lettori musicali in serate di PianoBar e Karaoke. Devo dire che ci sono molti aspetti positivi a partire dall’essere “pronto all’uso”, molta meno attrezzatura e strumenti da portare dietro, una scaletta pressoché infinita e la possibilità di suonare 5 o 6 ore a fila in modo molto “immediato” rispetto alla musica live. 

Nonostante questo sia un’attività molto difficile, si è da soli a dover sostenere una intera serata. Si deve poter mantenere l’attenzione del pubblico che è abituato a sentire esaudite le proprie richieste ed una conoscenza di brani che non è mai in minima parte adeguata a quella di tutte le età.

Insomma, non si propone un proprio spettacolo ma si fa dell’intrattenimento per altri ed accontentare “tutti” non è quasi mai cosa semplice.

In realtà però mi mancava molto la “musica suonata” e forse proprio per questo 3 anni fa ho avviato il mio progetto da cantautore.

Sentivo la necessità di fare qualcosa che “fosse veramente mio”.

 

Michele, musicalmente parlando (ovviamente), che piani hai per l’immediato futuro? Dove ti vedi tra 5 anni?

Ho già in programma l’uscita del prossimo singolo (chiaramente con la 110 bpm e Wladimir di supporto) che prevedo per la fine di gennaio 2020. Sarà un brano, questa volta, dedicato a mia figlia di 4 anni.

Parallelamente stanno proseguendo le operazioni per essere pronti con l’etichetta e credo che già con il 2020 inizieranno le produzioni di altri artisti molto interessanti.

Difficile rispondere a come mi vedo tra 5 anni. Inizio ad avere un’età nella quale è abbastanza tardi per “cullare il sogno” di vivere di musica e pertanto vivo la quotidianità della mia vita per come è adesso investendo sulla mia professione principale e la mia famiglia. 

Nonostante questo la musica è una cosa “Troppo Importante” e continuerò sicuramente a scrivere e pubblicare canzoni e magari tra 5 anni sarò già al mio 3° Album, chissà.

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