MARGHERITA ZANIN: un viaggio "DISTANZA IN STANZA". L'intervista su MIE. | Musica Italiana Emergente

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MARGHERITA ZANIN: un viaggio "DISTANZA IN STANZA". L'intervista su MIE.

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Ritroviamo la cantautrice ligure Margherita Zanin con questo nuovo disco dal titolo “Distanza in stanza” che vede la firma artistica anche di Lele Battista e Giovanni Versari.
La redazione di MIE
L’America prima di tutto come forte riferimento metropolitano in questi suoni beat che hanno colori scuri, di sguardi ad un passato agli anni ’90 come in nella bellissima “Invisibili” o nei sint di “Un amico che va via”.
Ritroviamo quel piglio e quel mix vocale che ormai risulta un ingrediente di forte riconoscibilità, che fa gioco nello scenario underground che va disegnando brano dopo brano.
Una bella chicca: ogni brano, nella versione fisica del disco e non in quella digitale, è anticipato da qualche breve battuta rapita alla quotidianità di grandi nomi della scena indie italiana come Pierpaolo Capovilla, Appino, Lodo Guenzi del Lo stato sociale, Motta, Omar Pedrini e tantissimi altri…
 

Non mi diverto se penso troppo – videoclip ufficiale

L’intervista a Margherita Zanin.

Di certo non parliamo sempre e solo di musica emergente. E con te dobbiamo anche parlare del grande concerto del Primo Maggio di Roma come anche di aver dato una canzone al fortunato programma di “Donnavventura”… ma tanto altro ancora… di sicuro oggi sei più “italiana” di prima non è così?
L’esperienza del Primo Maggio è stata mistica. Quel giorno mi ha pervaso un’ ondata di energia positiva. Stava per uscire Distanza in stanza ed esattamente dopo un mese, abbiamo fatto più di quello che ci aspettavamo.. Amaro al concertone e data zero del mio Megabisso Tour in Piazza San Giovanni. Pubblico spaziale. Per quanto riguarda Donnaventura, due canzoni del mio disco sono diventate sigle del programma. Donne in viaggio, valigie in altri luoghi, cultura e curiosità. Loro partono, io sono tornata con un disco in italiano.
Però musicalmente parlando questo disco mette in scena forti radici americane, dal rap metropolitano all’elettronica raffinata, vero?
Ogni disco necessita di essere ascoltato e sta all’ ascoltatore rivedersi o meno in alcune immagini raccolte in una canzone; emozioni dettate soprattutto da quanto ci può piacere un’artista, il suo sound, quello che ci dice. La crescita non sta nell’ omologazione ma nella voglia di rimanere sempre se stessi, rispettando la propria visione musicale e quella altrui, avendo sempre fede nella propria musica. Importante: non definirei questo disco rap e tanto meno vorrei etichettarlo. Volevo provare a contaminare l’idea di pop, sperimentando con un sound diverso e strutturando i miei brani attraverso una nuova forma canzone.
“Distanza in stanza” mi arriva come un disco intimo e personale, ma ci leggo dentro anche un po’ di timidezza ad affrontare la vita esteriore. Sono fuori pista?
Se permetti aggiungo anche gioia, malinconia, leggerezza e bellezza.
Ci sono alcuni “fuori pista” che almeno mi si sono rivelati tali nel mio ascolto. Uno di questi è “Ovvietà” che mi suona davvero più pop, italiana, anche nella pasta sonora pare esser stata prodotta in un altro momento e modo rispetto al resto del disco..
Io trovo che il posto giusto di Ovvietà sia nel mio disco, così come tutte le altre canzoni: traccia numero 7.
E poi mi colpisce anche la luce che c’è in “Casca il sogno”; quasi fanciullesca e divertita… come mai questo brano in un disco come questo?
Questa voglia di respirare libera e leggera non è arrivata immediatamente, ognuno ha il proprio percorso. Oggi i sogni li lascio adagiare calmi sulle mie spalle, cascano e mi pervadono. Mi diverto con la leggerezza e quando posso mi lascio pure trascinare dentro al suo vortice gentile; credo che racchiuda in se’ una parte profonda, legata alla vita vera. Aria fresca, luce chiara.
Che cosa sta raccogliendo questo disco? Lo chiediamo a tutti gli artisti che non sono emergenti, anche per confrontare i tanti punti di vista sulla scena musicale che stiamo vivendo…
Questo disco è la fotografia di un momento di vita. I dischi e gli artisti hanno il dovere di raccontarsi, fotografarsi, sentirsi. La musica deve dare spazio a chi vuole esprimersi. C’è chi ha molto da dire. Bisogna sempre cercare di parlare tramite la poesia, ricercarla e se possibile trasformarla in un modus operandi. Dobbiamo sempre credere nella nostra musica perché siamo esattamente come lei. Tra occhi e specchi, anche la musica, è ritratto dell’anima.

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