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L’ultimodeimieicani: un esordio da urlare. L’intervista su MIE.

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la redazione di MIE

Mi restituisce sempre un grandissimo fascino pensare a quegli esordi che nascono dopo anni di gavetta e di “misurazioni su strada”. Ed il fascino aumenta quando il progetto nasce da quelle salette prove, immagine che mi riporta ai tempi dei dopo scuola di provincia.
Da Genova arriva il progetto L’ultimodeimieicani ed è “Ti voglio urlare” il loro primo disco ufficiale figlio della scuderia Pioggia Rossa Dischi, per la produzione artistica di Mattia Cominotto.
Canzone indie in tutto e per tutto ma ci preme sottolineare come il cliché ormai ampiamente sdoganato sia anche foriero di tanta personalità che in questo caso è tutta dedita alla denuncia sociale, all’amore, al quotidiano personale… in qualche modo al loro modo di stare al mondo.

Cosa vuoi cambiare – il videoclip ufficiale

L’intervista a L’ultimodeimieicani.

Un disco d’esordio. Un gran bel disco d’esordio. Com’è arrivato e soprattutto cosa lo ha spinto?
Il disco è venuto naturalmente, abbiamo continuato a scrivere dopo l’uscita dell’EP e piano piano si è sviluppato quello che poi è ti voglio urlare, figlio di un periodo di cambiamenti nelle nostre vite e necessario per noi come sfogo dei nostri animi.
Col senno di poi, a riascoltarlo: somiglia a quella che era la vostra idea? Somiglia a quel che ha da dire o aderisce più alle mode?
Somiglia sicuramente a quella che era la nostra idea, non abbiamo mai fatto nulla perché era di moda ma solo quello che ci piaceva. Grazie a Mattia Cominotto la nostra idea ha preso una forma più definita.
È vero che è venuto fuori un qualcosa che risulta al passo con i tempi e questo non può che essere positivo. Ma le atmosfere dense di suoni sono quello che volevamo e direi che il risultato finale somiglia a quello che volevamo dire
Ecco parliamo di mode: come vi rapportate nei confronti della bellezza conforme alle mode? E questo disco ha tante soluzioni comuni a tanti dischi, non trovate? Lo dico con bellezza e non con spirito di critica negativa…
Le mode non le conosciamo molto bene e non abbiamo nemmeno mai cercato di seguirle volontariamente. Non per dire “io non seguo le mode”, ma perché non ci interessano.
Sicuramente questo disco ha soluzioni comuni ad altri anche perché sennò risulterebbe fuori tempo, non che sia negativo, ma noi parliamo di ora e in qualche modo, perché tutto abbia senso, abbiamo bisogno di essere ascoltati ora.

La playlist di Gennaio targata MIE.


Un tempo in Italia c’era una schiera di cantanti che venivano definiti “gli urlatori”. Oggi ad urlare sono le voci che non inseguono un’estetica o una moda ma hanno bisogno di sfogarsi. Non è così?
Eh si bisogna dire che si è un po persa la voglia di dire le cose in maniera diretta, ma sopratutto si è perso un certo modo, una certa energia che vent’anni fa c’era. Paradossalmente ora c’è molta più impostazione di una volta anche se spesso pensiamo il contrario.
E il canto, la didattica delle voci così come degli strumenti. Se un tempo era una condizione ferrea dalla quale non si poteva prescindere oggi si è tutti un po’ autodidatti. Come la vedi?
Bah niente contro gli autodidatti, anche noi abbiamo cominciato così, poi c’è chi da solo riesce a raggiungere dei livelli altissimi. Poi bisogna trovare un equilibrio, ho sempre pensato che studiare troppo porti ad essere troppo impostati, togliendo anche la naturalità ad alcuni modi propri, però in effetti alcune basi sono necessarie per fare bene quello che si fa.
A chiudere cogliamo dalla mischia il brano “Provincialismo” che non mi stupirebbe se sapessi essere il brano più segnalato del disco. Perché un tempo la provincia era portatore sano di rivoluzione. Per voi significa solamente essere “retrò” o tutto il contrario?
La verità è che la provincia è sempre stata retrò e anche noi in alcuni momenti delle nostre vite. È vero che il mondo va avanti, parliamo ogni giorno di parità, accoglienza ecc. e poi siamo tutti nelle nostre vite a fare i “provinciali” in alcune occasioni.
Sia chiaro che per noi la provincia non è un luogo geografico, ma un modo di essere e spesso lo trovi quando pensi di essere nel luogo più lontano dalla provincia. Abbiamo sempre pensato che alla fine saranno provinciali i nostri nonni che parlano dialetto e qualche parola di italiano, ma quanto sono provinciali quelli che vivono nei quartieri bene delle città, hanno quattro lauree, vanno in chiesa e votano lega nord. Il mondo va al contrario, il mondo ormai è una provincia.

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