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KOS: “The Past is Over” è il nuovo album. L’intervista su MIE.

Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Duo romano dal mood insolito per le pagine di Musica Italiana Emergente. I protagonisti di oggi sono i KOS (Kings of Subhumans) che a Settembre 2020 hanno dato impasto ai vari digital store The past is over.

I KOS sono un alternative power rock duo indipendente di Roma formato da Mark Jordan Mendax (voci, chitarre e parole) e Angelo Palma (batterista e produttore).

Amano definirsi “come due pugili che si sfidano all’ultimo sangue ogni volta che proviamo”, immagine molto ispirata per chi in Italia e soprattutto a Roma, vuole fare musica partendo da se stessi e dai posti più improbabili che possano venire in mente.

Sono stati protagonisti per ben due settimane di fila con il video di “The past is over” dal 21 Settembre al 4 Ottobre.

 

The Past is Over, il videoclip ufficiale.

 

 

L’intervista ai Kings of Subhumans

 

Ragazzi, benvenuti su Musica Italiana Emergente. Due pugili che si affrontano ogni volta che provano. Potremmo dire che la vostra battaglia è anche nel farvi ascoltare?

Ciao a tutti dai KOS. Eh sì dici bene ,soprattutto per chi ha deciso di affrontare questa battaglia con le sole proprie armi.

Sicuramente questo periodo ci penalizza dal punto di vista performativo in quanto l’energia di un Live è difficile da riprodurre in un disco,ma anche per questo e senza sapere di questa incombente disgrazia della pandemia uno dei nostri obiettivi principali è stato cercare di trasmettere questa energia ed intensità in The Past is Over. 

Gli ascolti, nonostante la supersaturazione del settore, stanno andando oltre le aspettative,ma sicuramente è ancora niente rispetto a band che hanno comunque più persone alle loro spalle e quindi più visibilità,ma non importa noi siamo fieri ed orgogliosi dei nostri piccoli successi.

 

The past is over” è il vostro nuovo album uscito a tre anni da “Plastic sinner”. Quali sono gli elementi che collegano questi vostri due capitoli artistici?

Sicuramente con Plastic Sinner ci siamo conosciuti, alcuni dei brani ce li avevo io (Marco) in canna da un po’. Diciamo che è stato un percorso che ci ha portato a mettere le basi per The Past is Over

Plastic Sinner è un album un po’ più “facile” fatta eccezione per la title track e comunque anche i contenuti dello stesso sono trattati in maniera un po’ più leggera,nonostante citi Pasolini in Endlessy (dedicata a Roma).

Sicuramente il metodo di preparazione delle canzoni ed il modo di approcciarci alle registrazioni ce lo ha dato Plastic Sinner anche grazie al fatto che lo ha registrato Alex Gavazzi nel suo Hell smell studio.C’è sempre da imparare da una sessione di registrazioni.

 

Quali sono invece gli aspetti che mostrano una maturità acquisita tra un album e l’altro?

Appunto l’esperienza è importantissima e ci ha permesso di essere molto più liberi dal punto di vista creativo. É un album di pancia sicuramente,un caos controllabile.

Questa volta oltre a sapere quello che volevamo dal punto di vista del sound, avevamo il sound e la consapevolezza di potercela fare da soli. 

Per noi è un punto di partenza. Quando è uscito Plastic Sinner non avevamo la benchè minima idea di cosa avremmo suonato dopo,uscito The Past is Over sappiamo benissimo dove vogliamo arrivare.

 

Tornando a “The past is over” c’è un gran lavoro nel videoclip della title track. Come è nata questa idea di collegare lo spazio e gli astronauti alla canzone e al suo testo?

Ci piace tantissimo.

L’idea è nata durante una delle nostre infinite e deliranti videochiamate durante il lockdown che ha ribaltato i nostri piani,ma ci ha dato la possibilità di sviluppare in maniera importante i contenuti dell’album . 

Rappresenta a pieno la nostra situazione come band e rappresenta a pieno la situazione del pianeta e della società,difficilmente siamo riusciti ad esprimere così tante cose in poco più di due minuti. 

Grazie veramente al 3D producer Daniele Scali e un piccolo bravi a noi per aver curato la produzione e vi assicuro che con il Covid è stata un’avventura incredibile.

 

MIE Vol.22 – La playlist di Ottobre è su Spotify

 

L’impressione nel videoclip è che raccontiate di un futuro di smarrimento dell’uomo. É uno degli aspetti che raccontate nel vostro album?

Ma lo smarrimento più che futuro,è passato ed è presente. 

Noi facciamo parte di una generazione che si affacciava al nuovo millennio con un senso di fiducia dovuto alle cadute dei muri,dei confini,delle barriere nonostante la decadenza culturale stesse agendo già da venti anni. Noi che possiamo raccontare dell’Italia di Berlusconi,ci troviamo a dover raccontare dell’America di Trump,del Brasile di Bolsonaro mentre il pianeta ci ha dato già ben più di un segnale sulla insostenibilità dei regimi capitalistici.

Crediamo sia ormai intollerabile non guardare, intollerabile non dire niente al riguardo.

Le altre tematiche, e penso alla misantropia di Hate o psicopatia di Gone with my gun o degli stati d’ansia di The Upsidedown,  sono tutte cause ed effetti sociali sull’individuo vissute spesso e volentieri sulla nostra pelle.

 

Due singoli tirati fuori dal vostro ultimo lavoro e, pandemia permettendo, dobbiamo aspettarci qualche presentazione live del vostro ultimo album?

É tutto in divenire.Di sicuro possiamo dirti che il 31 Ottobre suoneremo al Wishlist club di Roma. 

Poi un altro singolo per il quale non escludiamo un altro videoclip. La stampa dei Vinili per Dicembre.

E con il 2021 speriamo veramente di poter tornare a scaricare energie su più palchi possibili perchè comincia a mancarci veramente tanto.

 

Grazie ragazzi e in bocca al lupo.

Crepi. Grazie a te e a tutti i vostri lettori.

 

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