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Ivan Francesco Ballerini: il cantautorato e la storia. L’intervista su MIE.

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la redazione di MIE

Un esordio interessante sotto tanti punti di vista, al suono moderno, dolce e ben definito ai contenuti storici dedicati ai Nativi Americani e ai suoi personaggi, senza alcuna presunzione e con tantissima delicatezza poetica.

L’esordio del cantautore toscano Ivan Francesco Ballerini arriva per la RadiciMusic che ormai ci ha abituati a dischi importanti soprattutto sul piano dei contenuti e anche da un sempre attentissimo riscontro grafico altamente curato.

Si intitola “Cavallo Pazzo” in memoria di un grande nativo americano della tribù Oglala Lakota. Un disco di bella canzone d’autore italiana che dalla storia sfocia con grazia anche nella vita quotidiana di tutti noi.

Gufo Grazioso, il videoclip ufficiale.

 

 

L’intervista a Ivan Francesco Ballerini

Un disco d’esordio che arriva ad anni e anni di carriera ormai. Domanda classica che immagino ti avranno rivolto tutti. Perché proprio ora? Perché hai deciso di ufficializzare così questa tua trasformazione?

Bella domanda a cui non è facile rispondere. Proverò dando la risposta più sincera che posso dare. Credo, anzi ne sono fermamente convinto, che le cose non succedono mai per caso. Credo che solo adesso sia arrivata la mia maturità espressiva e musicale per poter compiere un lavoro come questo e scrivere un intero album.

Fino a pochi anni fa, sono stato immerso nel lavoro di chimico, che mi ha dato la possibilità di girare il mondo, ma non avevo tempo per potermi dedicare ad altre passioni. Poi ho sentito chiaramente una chiamata… ed eccoci qua… adesso non ci ferma più nessuno… bestiale.


Ecco appunto: pensi sia un trasformazione? Una evoluzione?

Si, lo è a tutti gli effetti. Ho trascorso la vita cantando canzoni non mie… belle, bellissime, ma di altri. Adesso mi trovo sempre più spesso a cantare le mie, è questo lo trovo davvero molto, molto emozionante. Canto cose nuove, mai sentite prima… tra l’altro scritte da me.

MIE Vol.15 – la playlist di Marzo 2020

Nel disco non c’è solo la storia dei Nativi Americani o sbaglio? C’è anche l’amore del quotidiano, la tua famiglia…

Eehhhhh… quando si parla di Eleonora si tocca un tasto prezioso. È mia figlia, l’ho sbaciucchiata fino a che ho potuto, con tutto l’amore del mondo. Per lei ho composto il brano “il canto di mia figlia” che tra l’altro è uno di quelli che preferisco.


E restando sui Nativi Americani, come hai scelto i personaggi per raccontare le tue storie? Come li hai selezionati?

In pratica nel mio lavoro li cito quasi tutti: Cavallo Pazzo, Toro Seduto, Nuvola Rossa, Vecchio Fumo, zio materno di Nuvola Rossa, Gufo Grazioso, moglie di Nuvola Rossa, Coda Chiazzata. Non li ho selezionati, sono loro che hanno selezionato me, in qualche modo sono stati loro a chiamare la mia attenzione e a chiedermi di scrivere su di loro. Pazzesco e bellissimo allo stesso tempo.

 

Una delle fonti principali da dove hai tratto informazioni?

Più che altro da Google, leggendo molto e ascoltando con attenzione alcuni documentari dedicati alle gesta dei nativi Americani. È stato un lavoro piuttosto lungo a cui ho dedicato molte ore, molte notti.

 

Continuerai su questo filone? Sarebbe interessante…

Chissà, forse, in futuro. Adesso sto concludendo un nuovo album di 11 inediti dove tratto argomenti vari, non si tratta quindi di un concept album. Tuttavia le canzoni sono molto curate nella parte dei testi, mai fine a se stesse o vuote di significato. Parlo sempre di storie di vita, dei problemi dei nostri giorni, anche se spesso la fantasia mia porta a volare lontano… libero, ancora libero.

 

Cavallo Pazzo, l’album di Ivan Francesco Ballerini su Spotify

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