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An Early Bird: i particolari, in profondità. L’intervista su MIE.

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la redazione di MIE

Ritroviamo la musica di Stefano De Stefano, ritroviamo la sua evoluzione sonora, visionaria, di acustica semplicità e di digitale attualità.
Il nuovo lavoro di An Early Bird si intitola “In Depths” ed è un Ep di 4 nuove scritture che si adagiano sui riff di chitarra acustica e poi si sviluppano in matrici sonore sospese di inevitabile fascino e, permettetemi il gioco di parole, di un silenzio intimo.
“In Depths” significa scendere in profondità, dunque sono molteplici le chiavi di lettura che cercano di trasportare queste canzoni oltre le evidenze di bellezza e di equilibrio.
Dalla rete basta lasciarsi ispirare al silenzio introspettivo da questa bellissima “Stick it Out” di cui il video ufficiale che segue incarna a pieno l’atmosfera e gli ingredienti che fanno di questo lavoro una vera evoluzione verso la semplicità delle origini.

stick it Out – il videoclip ufficiale

L’intervista ad An Early Bird.

Solo 4 piccoli preziosi in risposta di questi dischi, questi full length che cercano di dipanare un concetto… ma ormai è l’attenzione ad essere cosa rara. Dunque pubblicare solo 4 brani risponde anche ad un bisogno di attenzione?
Direi di no: semplicemente non era il momento di pubblicare un secondo disco intero, perché ero reduce da 6 mesi di tour ed ero stanco ma non volevo restare del tutto in silenzio. Quindi la scelta di pubblicare un ep mi è parsa meticolosa, saggia e intelligente nell’aprirmi un piccolo varco verso quello che sarà il nuovo lavoro.
An Early Bird. Te l’avranno chiesto tutti. Cosa significa di preciso? Una traduzione che a suo modo è visionaria…
Si me lo chiedono tutti manco fosse un nome dietro cui si nasconde una setta o un movimento. È semplicemente una metafora di risveglio, dolce, etereo, leggero e in punta di piedi – o di ali – come quello di un uccello che è lì fuori la finestra a dire la sua per chi vuole ascoltarlo piuttosto che girare la testa nel cuscino e dormire.
Dall’America del nuovo folk hai ripreso tanto… dalle intimità di Ray La Montagne ai più velati suoni di Sufjan Stevens. Non è così?
Mi piace ascoltarli come mi piace ascoltare anche Ben Howard, Benjamin Francis Leftwich, Ryan Adams e altri…è qualcosa che prendi inconsapevolmente senza nemmeno accorgertene.

La playlist di Dicembre targata MIE.

Hai mai pensato di restituire l’italiano alle tue scritture? Non penso sia possibile ma spesso ci penso… perché un artista italiano sceglie un’altra lingua per comunicare?
È come dire a un tedesco perché non canti in tedesco?
Penso che continuare a chiedersi questa cosa sia sintomo di un approccio ancora molto provinciale. Viviamo nell’epoca in cui tutti dicono tutto a modo proprio, le lingue girano, le persone pure, le culture e gli ascolti.
Restare chiusi in questa cupola territoriale mi manda in loop il cervello. Faccio quello che faccio nella lingua che mi è venuta fuori in modo più naturale, che poi tra parentesi non è il sanscrito che certo susciterebbe più clamore, ma l’inglese – che è la lingua veicolare per eccellenza oggi. Secondo questo criterio essendo io di Napoli dovrei scrivere tarantelle no?
In qualche modo tutto questo, metaforicamente parlando, lo racchiudi in “Farewell”? Questo cambiamento, questo abbandonare una strada per intraprendere un percorso nuovo… una nuova lingua o un nuovo suono…
“Farewell” è un pezzo che racconta qualcosa che non ho vissuto, non parla di me ma immagina situazioni che sono capitate ad altre persone: andare via in cerca di fortuna o qualcosa che abbia un senso.
Un pezzo al piano molto istintivo che è rimasto volutamente spoglio perché non registro mai al piano ed è un peccato perché nasco pianista. Vero è che sono andato via da Napoli per trasferirmi a Milano ma giuro che non parla di me.
Lanciamo il video di “Stick it Out” e in qualche modo penso alla quotidiana lotta contro il tempo… che mi dici?
Che ho l’ansia di non far uscire tutto quello che voglio, di invecchiare con rimorsi e cose che non ho fatto nella vita per le mille paure che posso avere. Sto iniziando a pensare seriamente di vivere solo in quel preciso istante di tempo e di fottermene di tutto quello che c’è appena prima o appena dopo. Se ci riesco ti avviso.
Ecco una bella domanda da fare al cantautore e al musicista. Cos’è per te il tempo?
Qualcosa da arginare attraverso le canzoni.

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