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Il blues della transumanza di Setak. L’intervista su MIE.

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di Salvatore Imperio

Setak, all’anagrafe Nicola Pomponi, ha esordito nel 2019 con “Blusanza”. L’album è un omaggio alla propria terra. Setak, originario di Penne, in provincia di Pescara, ci guida attraverso i suoi luoghi, i personaggi della terra abruzzese e diventa una sorta di ambasciatore d’Abruzzo raccontando la bellezza e il fascino della lingua/dialetto abruzzese che ne prende il ruolo pennello e colore per raccontare e dipingere un’opera d’arte attraverso musica e parole tutto racchiuso in un piccolo e prezioso tesoro intitolato Blusanza.

Blusanza, title track dell’album d’esordio di Setak, pubblicato a maggio 2019. Il disco è entrato nella cinquina delle Targhe Tenco 2019 come miglior album in dialetto ed è il vincitore del Premio Loano Giovani 2020. 

 

Blusanza, il videoclip ufficiale

 

 

 

L’intervista a Setak

Benvenuto su MIE, Nicola. Il tuo album è un omaggio ad una meravigliosa terra come l’Abruzzo in cui si sente il tuo cuore e l’amore che provi per lei. La lingua/dialetto usata per raccontare delle storie. Ci vuole coraggio ad intraprendere un percorso di canzone dialettale nella musica contemporanea?

Grazie. Si devo ammettere che sono molto legato alla mia terra, amore e sentimento che sono venuti a galla in maniera più evidente  (come spesso accade) per via della distanza, quando sono andato via per intenderci. Per la maggior parte di noi “non illuminati” succede spesso: in amore, con la vita, con gli amici. Riusciamo ad osservare una cosa in maniera lucida e chiara solo quando la perdiamo o perché è distante, quando la vediamo dall’esterno. 

L’idea di utilizzare il dialetto è stata tanto inaspettata quanto naturale. Ci siamo resi conto (utilizzo il plurale in quanto la presenza del mio produttore Fabrizio Cesare è ed è stata determinante in tutto il mio percorso) che il modo più naturale e spontaneo di comunicare per me era quello. 

Acquisita questa consapevolezza, tutto ha iniziato a fluire nel modo più giusto e naturale. La mia sfida più grande però non è tanto quella di cantare in dialetto ma quella di portare la mia musica più lontano possibile, di mescolare le mie radici con la musica che amo di più e che ha origini molto lontane dall’Abruzzo, lontano dalla musica popolare e dal folklore, realtà che rispetto ma a cui non presto un’attenzione particolare.

Si, ci vuole coraggio e ce n’è voluto moltissimo soprattutto all’inizio, quando mi guardavano come un alieno; fortunatamente il coraggio c’è ed il fatto che stia tracciando un percorso totalmente personale si è rivelato avere dei vantaggi e sta dando i suoi frutti. 

In ogni caso credo che ci voglia molto più coraggio nel trascurare la nostra creatività, la nostra ricerca a favore dei meccanismi dell’estetica e delle tendenze del momento, insomma fare qualcosa solo perché va di moda o perché “piace” alla gente. Con l’omologazione si perde la propria personalità e si diventa automaticamente interscambiabili, aspetto che trovo mortificante. Su questo sono molto rigido e all’antica: sono sempre stato convinto che nel momento in cui è l’artista che va dalla gente e non il contrario… è finita!

 

Posso solo immaginare che le tendenze musicali del momento non influenzano più di tanto il tuo stile musicale. Che musica ascolti e quali artisti del passato sono un punto di riferimento per il tuo percorso artistico?

Come avrete intuito dalla risposta precedente non sono molto influenzato dalle tendenze musicali del momento, ma essendo curioso sono molto attento a quello che mi succede intorno e se c’è qualcosa che mi piace ben venga, mi appassiono e ascolto con grande attenzione. Il mio background è molto vario e si deve ampliare ancora molto. Non amo fare nomi perchè poi mi pento sempre di aver dimenticato qualcuno.

 Tra gli artisti del momento che amo particolarmente  mi vengono in mente i nomi di Bon Iver, Blake Mills, Maro. Ho sempre voluto bene ai Coldplay che, anche se li preferivo agli esordi, credo riescano ad essere originali ed eleganti anche quando sono alle prese con il pop più becero. Sono cresciuto con il pop rock anglosassone degli anni 60/70 e con i più grandi esponenti del blues mondiale. 

Se proprio devo fare nomi, gli artisti per me “punto di riferimento” sono Paul Simon, Peter Gabriel, Beatles, Dylan, ecc. Li adoro e in comune trovo che abbiano un estremo senso di libertà creativa, la loro musica è una cura per la mia anima. 

Per quanto riguarda i chitarristi, se dovessi sceglierne uno tra quelli a cui sono più legato e che mi ha influenzato di più sceglierei Ry Cooder. Inoltre sono sempre stato affascinato dalla musica sudamericana e quella proveniente dal sud del mondo in generale, attualmente sto ascoltando tantissimo Nusrat Fateh Ali Khan.

Blusanza su Spotify

  

Il tuo album lo hai intitolato “Blusanza”. A me ha immediatamente ricordato la transumanza, la migrazione stagionale del bestiame che nelle Regioni del sud è un piccolo grande patrimonio che si custodisce con cura. Quando scrivi una canzone c’è una migrazione ideale che fai verso i luoghi e gli animi dei personaggi che descrivi?

Il nome “Blusanza”, ovvero blues e transumanza, sentimento e appartenenza, vuole intendere una condizione dell’anima, uno sguardo sul mondo, la rielaboraione delle radici e gli spostamenti, nella ricerca continua di un nuovo futuro. 

Si, per me la provenienza, le radici, hanno un significato molto importante dal punto di vista dell’ispirazione.

 

Tanti artisti indipendenti abruzzesi cantano della loro terra. Pensi che la musica serva a nutrire l’amore ed educare alla conoscenza per essa?

Questo è un tema delicato. Io per esempio non mi definirei uno che canta della sua terra. Io canto del mio vissuto, nel mio vissuto c’è l’Abruzzo e quindi sì, canto anche dell’Abruzzo. Può sembrare la stessa cosa ma non lo è. 

 

“Blusanza” è entrato nella cinquina del Premio Tenco 2019 come miglior album in dialetto. Nel momento in cui hai avuto questa bella notizia, hai provato un sentimento di conferma verso la scelta che hai fatto artisticamente?

Sì, ovviamente mi ha fatto estremamente piacere e mi sono sentito onorato per questo, ma sinceramente non ha rafforzato la mia convinzione di aver fatto la scelta giusta. 

 

Il 30 Giugno è uscito il videoclip di “Blusanza”, la title track del tuo album. C’è stato qualcosa che ti ha dato l’idea di come doveva essere il videoclip?

In attesa dell’uscita del secondo album (evento rimandato per i motivi che tutti sappiamo) ho pensato di dare maggior risalto agli altri brani meno sponsorizzati del disco. Confrontandomi con Francesco Fatale (autore dell’animazione), abbiamo deciso di sottolineare Blusanza, che è una condizione dell’anima, all’interno della ciclicità della vita.

 

Grazie di cuore per il tempo che ci hai dedicato. Non posso che augurarti che la tua musica e il tuo album arrivino più lontano possibile.

Grazie davvero di cuore a voi.

 

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