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I "Sine Munda" e il loro album omonimo: in attesa di scoprirli meglio è "buona la prima!"

“Sine Munda” senza pulizia, impuro, è questa la traduzione, più o meno letterale, dell’espressione latina scelta da quattro ragazzi di Parma (Angelo Cascarano, Antonio Fasano, Fabio Aversa e Marco Ravasini) come nome della propria band nata nel 2013.
Dopo aver ascoltato il loro primo lavoro, l’album omonimo dato aprile 2014, si potrebbe dire che mai nome fu più azzeccato! La loro musica infatti risente di molte influenze, nostrane e non. Nei brani meno “duri” (la toccante “Vacillante sensazione” ad esempio) è chiara l’impronta tipica del cantautorato italiano più recente (Bersani e Grignani su tutti), mentre nei brani più rock i Sine Munda si affiancano all’ondata alternative italiana (a me alcuni brani , “Io ci credo” per esempio, hanno ricordato parecchio i Bastard Sons of Dioniso) e si difendono alla grande, con testi mai banali che spaziano tra varie tematiche, dalla confusione dell’essere ai peccati d’orgoglio, dalla voglia di rivalsa all’amore. Una menzione speciale la merita il brano “Il campo del vasaio dura lex”, perché, quello che sto per dire fa molto onore ai Sine Munda, già dal primo ascolto riporta alla mente, con mio immenso piacere, il brano “Il chitarrista” di Ivan Graziani, vero capolavoro rock di un artista troppo spesso dimenticato.
Ora però veniamo alle note all’apparenza un po’ meno positive. È bella la varietà di genere dei brani presenti nell’album, ma può sembrare anche forviante per l’ascoltatore perché non fornisce un’immagine precisa dell’identità musicale della band. Sono sicuro però che su questo i Sine Munda si stanno già dando da fare quindi per ora ben vengano le varie influenze di cui risente quest’album che, senza dubbio, vale la pena di ascoltare in attesa di capire meglio l’identità musicale di questi ragazzi.

Alessio Boccali
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