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Giuseppe D’Alonzo: il primo disco in italiano. L’intervista su MIE.

la redazione di MIE

Dal rock ad altre mille derive arrivando alla canzone d’autore di stampo lo-fi.

Giuseppe D’Alonzo si dimostra capace anche di pensare e scrivere in italiano e lo fa con un disco che scivola dentro raffinati contorni psichedelici del tempo in cui la canzone d’autore cercava altre frontiere oltre al semplice pop.

Si intitola “Tornerà” questo suo nuovo album. Dal video ufficiale che segue fin dentro il DNA di arrangiamenti molto floydiani nelle atmosfere, si respira una grandissima quiete personale, bellissime sensazioni di vita e di equilibrio artistico.

Respiro, il videoclip ufficiale.

 

L’intervista a Giuseppe D’Alonzo

 

Vorrei partire dal titolo… cosa “Tornerà”?

A volte ci chiediamo cosa non sta andando in quello che facciamo, per quale motivo l’obiettivo sembra cambiare direzione mentre noi lo rincorriamo.

È come se quello in cui crediamo fermamente essere un punto di riferimento ben saldo, cambiasse continuamente identità e direzione senza preavviso. Non a caso ho già usato due volte il verbo cambiare…

Credo che il cambiamento sia nel DNA dell’essere umano, cambiare è funzionale all’evoluzione. Mentre gli animali cambiano solo per adattarsi al cambiamento ambientale, l’uomo cambia anche per motivi legati ad aspetti sociali, relazionali, tecnologici etc..etc..

Il cambiamento arriva e scardina la zona di comfort di ognuno di noi, portando incertezze, preoccupazioni ma alla fine soprattutto crescita personale.

Io credo fortemente nel “cambiamento”, ma per avere senso ed essere incisivo paradossalmente deve camminare insieme alla “stabilità”. Per me sono due facce della stessa medaglia. Senza stabilità il cambiamento è ben rappresentato da un criceto che corre freneticamente su una ruota che non si fermerà mai.

Forse non ce ne accorgiamo ma se ci riflettiamo lo stato del cambiamento sembra essere ormai l’unico adeguato. D’altronde la parola stato, largamente usata nei social media, è ormai sinonimo essa stessa di cambiamento, lo stato deve cambiare il più spesso possibile, rinnovarsi, attrarre stupire e così via..

“Tornerà” accoglie quindi il cambiamento ma ricerca lo stesso come fonte di crescita tra un periodo di consapevolezza ed un altro, altrimenti il rischio è quello di svilire il bellissimo significato della parola e di non fornire all’essere umano il tempo di metabolizzare quanto imparato dal cambiamento stesso.

I millennials, crescendo nel periodo storico sopra-descritto, probabilmente, loro malgrado, non si pongono nemmeno il problema.

Tutto questo sta portando anche ad un calo delle professionalità perché i ragazzi sono costretti a passare da un lavoro ad un altro, ad imparare qualcosa per poi impararne un’altra completamente differente, alimentando l’enorme onda di superficialità che la società sta imparando a cavalcare.

Secondo me stiamo solo accelerando il consumo delle risorse della nostra terra, oltre che umane, senza apportare evidenti benefici sociali. A chi tocca, se non a noi, lanciare messaggi positivi, messaggi che aprono una speranza di rivedere entrambe le facce della moneta?

 

MIE Vol.15 su Spotify, la playlist firmata Musica Italiana Emergente

 

Tra le righe di questo album ci ho trovato un grande protagonista: il tempo. Che rapporto hai con il tempo?

È vero, ci sono diversi riferimenti a questa entità relativa chiamata tempo. Lo scorrere dei minuti scandisce le nostre giornate ma non ci fermiamo mai a riflettere che il tempo è anche grande protagonista nella percezione dei nostri stati d’animo durante gli avvenimenti.

Un avvenimento può durare un’eternità o durare pochissimi secondi in base al piacere che proviamo. Ad esempio mentre lo trascorriamo in compagnia di una persona gradevole il tempo vola, oppure in altri casi non passa mai o addirittura si ferma quando dormiamo.

Questa percezione soggettiva dello scorrere del tempo nasce nell’emisfero destro del nostro cervello, quello creativo, che è a diretto contatto con la nostra anima e i nostri sentimenti più profondi, in cui il tempo non scorre ma in cui tutto esiste contemporaneamente.

Nell’emisfero sinistro, quello razionale per intenderci, invece il tempo procede dal passato verso il futuro attraversando il presente. Ecco perché, secondo me, quando si crea qualcosa ci si ritrova catapultati in un universo senza tempo.

 

C’è un forte richiamo alle didattiche e alle forme artistiche di un certo periodo psichedelico e pop. Due estremi che però convivono nell’album… non trovi?

La psichedelia è in costante ricerca di nuove forme di comunicazione, attraverso immagini surreali, testi a volte onirici, suoni profondi. Mi ritrovo in questa corrente di pensiero che si rinnova continuamente. Cerco in quello che faccio di trasmettere sensazioni che abilitino universi paralleli, che stimolino l’immaginazione, che aiutino a sognare.

I sogni sono tra i doni più belli che l’universo ci mette a disposizione, sognare è una di quelle rare magie che non costano nulla.

 

Tornerà, l’album di Giuseppe D’Alonzo su Spotify

 

Secondo te perché dobbiamo sempre riferirci al passato per attingere una nostra direzione?

Il passato, o se vogliamo, il vissuto permea la nostra identità e contribuisce a spianare la strada al futuro. È possibile però prendere decisioni sul futuro senza guardare al passato, cercando in tutti i modi di non farsi influenzare dalla storia.

Se lanciamo una moneta ed esce tre volte testa siamo portati a scommettere sulla faccia opposta, questo perché la storia dei lanci ci influenza. In realtà il lancio della moneta è un evento equiprobabile completamente indipendente dal risultato passato, si dice ad indipendenza stocastica, ma ci facciamo comunque influenzare dalla storia. L’esercizio mentale può aiutarci a scegliere consapevolmente senza retaggi.

Ma è davvero importante o utile? A volte si, altre no. L’estrazione dei numeri da un pallottoliere è invece un evento condizionato…puntereste su un numero già uscito e non più presente nel pallottoliere?

L’uomo ha questa fortuna, di conoscere il passato, e di sapere già in anticipo quali numeri non sono più nel pallottoliere, sarebbe un po’ da incoscienti quindi prendere ogni decisione come un lancio di una moneta, ma a volte è bello poter rischiare soprattutto in ambiti in cui il rischio è circoscritto.

 

Nel futuro che cosa pensi ci sia?

Un altro film di Woody Allen! A parte gli scherzi spero non inventino mai l’Orgasmatron del film “il dormiglione” in cui le coppie si appartano in questa apposita macchina cilindrica in grado di portare uomo e donna all’orgasmo in pochi secondi.

Credo, e qui racchiudo tanto del mio ultimo lavoro, in un futuro in cui si “tornerà” a dare un gran peso alla parola Tempo e l’uomo potrà “respirare” a pieni polmoni arte e creatività.

 

A chiudere: perché questa scelta lo-fi per la produzione del video?

In effetti è stata una scelta coraggiosa dettata però dal non voler scendere a compromessi e rivelare l’idea così come è arrivata. L’idea mi è balenata guardando degli zoccoli da infermiere che hanno tutti quei buchi.

Ho posizionato la video camera all’interno di un contenitore bucherellato e a ritmo del brano “respiro” ho ripreso lo studio dove lavoro e suono senza capire esattamente cosa stessi mettendo a fuoco.

Ho impiegato diversi giorni nel montaggio e ho ottenuto esattamente quello che avevo in testa, quello che volevo. Un video intimo, psichedelico in cui lo spettatore spia da un buchino che fluttua nella stanza ma allo stesso tempo viene fissato da occhi di figure dipinte o animali scolpiti, occhi dolci che sembrano dirci qualcosa.

Senza nulla togliere ai videomaker di professione con cui ho lavorato e lavorerò su prossimi brani, questo lavoro doveva rivelare la mia anima senza contaminazioni, e credo di esserci riuscito.

 

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