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Federico Sirianni: un disco di letteratura d’autore

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la redazione di MIE

Eccolo finalmente. Ci tenevamo davvero ad ospitare sulle nostre pagine un grande nome della canzone d’autore italiana contemporanea. E con l’etichetta “canzone d’autore” siamo qui a parlare di quella canzone che alla parola restituisce un valore alto, letterario, sia di cronaca ma anche di denuncia oltre che di potere visionario.

Si intitola “Maqroll” il nuovo disco di Federico Sirianni, firma alta di quella “scuola genovese” che oggi vede in lui come in un Max Manfredi, forse, gli ultimi eredi a tramandarne il “sigillo di qualità”.

Federico Sirianni oggi ci regala un disco importante che pone le sue basi non solo dentro la letteratura di Alvaro Mutis – da qui l’immediata genesi del titolo – ma anche e soprattutto una denuncia ad una condizione di incollocabilità, parola che trovo magica per definire questo perenne stato di non riconoscibilità, di non definizione, di non luogo dentro cui navighiamo ormai tutti noi che nella vita inseguiamo e lavoriamo di cultura.

Una sorte di naufragio, il videoclip ufficiale.

 

L’intervista a Federico Sirianni.

Nuovo disco che nasce dal tempo di pandemia a che con la pandemia c’entra assai poco. In realtà c’entra invece con il decadentismo sociale o sbaglio?

Le canzoni del disco, fortunatamente, erano quasi tutte pronte prima della pandemia di febbraio. Dico fortunatamente perché questo periodo non è stato, per quel che mi riguarda, creativamente molto florido. C’è un solo brano, “Una sorta di naufragio”, che ho scritto durante il lockdown, in cui ho provato a raccontare quegli strani giorni in maniera storicistica, come se li vedessi a cinquant’anni di distanza. E, soprattutto in questo brano, i segni di quello che definisci “decadentismo sociale” penso siano abbastanza chiari. Per il resto penso che “Maqroll” sia un disco più dolce che arrabbiato.

Due elementi che tornano tanto. L’acqua e l’elettronica (come onde). Vero?

Si, assolutamente. E sono strettamente collegati, in quanto con l’uso dell’elettronica, sapientemente gestita da uno dei miei due producer, Filippo FiloQ Quaglia (l’altro è Raffaele Rebaudengo, musicista degli GnuQuartet), siamo riusciti a creare un ambiente sospeso tra cielo e mare, in cui l’elemento dell’acqua è presente e dominante.

Possiamo dire che questo disco è un lavoro decisamente diverso per Sirianni?

Possiamo decisamente dirlo. Sono uscito con un po’ di apprensione e moltissima motivazione da una mia comfort zone musicale per salire su un cargo verso destinazioni meno battute. Ma è nel momento in cui ti manca la terra sotto i piedi che si riesce a scendere un po’ più nelle proprie profondità e a conoscersi meglio.,

Da genovese e da uno degli ultimi eredi di una certa scuola… vivi con responsabilità il tuo ruolo di cantautore?

Vivo questo ruolo con consapevolezza e orgoglio. Nonostante abiti a Torino da più di vent’anni mi sento profondamente genovese e, se mi definiscono un erede di quella scuola di giganti, ne sono molto felice.

E dunque, domanda ostica, come vivi anche le nuove normalità di un Premio Tenco che celebra artisti nuovi come Madame? Si sta trasformando anche il canone della cultura e della canzone d’autore?

Io e il Tenco abbiamo una storia strana, nel senso che la prima e unica volta che sono salito su quel palco è stata per ferrea e personale volontà di Amilcare Rambaldi. Nel tempo, ovviamente, le cose cambiano, il linguaggio cambia, le modalità di fruizione della musica cambiano. Madame è un’autrice molto giovane e, mi sembra, coraggiosa e, per quanto non viaggi proprio sulle mie corde, trovo eccessiva la violenza con cui viene criticata da certi addetti ai lavori; trovo al tempo stesso eccessiva la beatificazione che ne fanno altri. Io ho scritto un disco assolutamente “novecentesco” per cui sono l’ultimo, su questo argomento, che può darti una risposta soddisfacente.

 

 

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