Musica Italiana Emergente

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Estate 2020: 60 mila live di musica indipendente in meno.

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Salvatore Imperio
di Salvatore Imperio

Saranno all’incirca 60 mila i live in meno che avrebbero visto come protagonisti musicisti ed artisti della scena indipendente italiana nell’estate 2020.

Nessuna rassegna o festival dal vivo e questo 2020 rappresenta una vera e propria apocalisse per tanti protagonisti della scena indipendente ed emergente italiana.
In questo periodo sarebbero stati comunicati i tanti appuntamenti live tra rassegne come il Dedalo Festival, l’Indiegeno in provincia di Messina, il Carroponte di Sesto San Giovanni e il Flowers Festival di Collegno (Torino).

Poi ci sono i locali che avrebbero investito in musica nonostante non ci sia mai stato aiuto del “Pubblico” come il Safarà di Cerignola, il Kestè di Napoli dove è tutto fermo da Gennaio così come L’asino che vola di Roma solo per citarne alcuni.

I danni sono incalcolabili e sono paragonabili alla distruzione di un’opera di inestimabile valore: i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire nonostante direttive governative che sono antieconomiche per tornare a fare musica dal vivo.


Tutto fermo tranne OTR live.

Si fermano i Big, si fermano gli indipendenti e si fermano i locali in cui c’era la speranza di trovare un posto dove poter presentare la propria musica come ogni anno con la speranza di farsi conoscere.

Poi c’è tutto il comparto che avrebbe lavorato per la realizzazione degli appuntamenti live e che hanno contribuito ad una forte alternativa al piattume dei Comuni italiani e delle loro solite manifestazioni ottocentesche: dai tecnici luci, ai service, ai palchi alla comunicazione. Sono tantissimi i professionisti della cultura rimasti a casa e senza un futuro.

È tutto rimandato al 2021 ad eccezione di OTR live che, con Daniele Silvestri e Max Gazzè, ha annunciato di voler tornare sul palco: vedremo come finirà chi ha avuto il coraggio di osare.
La paura di molti è che quando si tornerà ad una normalità si assisterà a fenomeni di mancato riconoscimento del lavoro sottopagando i lavoratori che “fanno tanto divertire” gli italiani.


Resta ancora in ballo l’aiuto del Governo per i lavoratori della cultura e dello spettacolo, per la maggior parte intermittenti, perché senza aiuto si perderanno maestranze e professionalità acquisite tra immensi sacrifici e duro lavoro.

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