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Dettori & Moretti: il duo che celebra Maria Carta. L’intervista su MIE

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la redazione di MIE

Un onore ed un grandissimo piacere ritrovare un maestro della canzone italiana, Beppe Dettori. In duo ancora una volta assieme all’arpista Raoul Moretti a celebrare la meravigliosa chimica che avevamo incontrato con il passato lavoro “S’incantus ‘e sas cordas”.

Il nuovissimo disco celebra la canzone e la poesia di Maria Carta, celebre attrice e cantante sarda. Suona “(IN)Canto Rituale” e subito rende preziose le atmosfere e tutto il lavoro di ricerca di suono e di ristrutturazione dei celebri brani della Carta.

Nella tracklist anche un inedito dal titolo “Ombre”, ovvero la prova dei nostri di musica una poesia che Maria Carta pubblico nel suo unico libro dal titolo appunto “Canto Rituale”. C’è un mondo di suoni che danza tra passato e futuro. Forse uno dei più importanti ascolti degli ultimi mesi. Quando l’estetica del bello non è soltanto un passatempo ma diviene storia e cultura…

Ballu il videoclip ufficiale.

 

 

L’intervista a Beppe Dettori & Raoul Moretti

Ritroviamo Beppe Dettori e Raoul Moretti. Ritroviamo questo duo che si
conferma e anzi va incontro ad una nuova evoluzione. Questa volta la
tradizione sarda vi porta nella storia di Maria Carta. Perché?

Già si ricordava Maria Carta nei nostri concerti sin dai prime volte, circa 8 anni fa. È da 2 anni che abbiamo avuto la possibilità di fermare i nostri live in prodotti discografici, “S’INCANTU ‘E SAS CORDAS” del 2019 e “(IN)CANTO RITUALE”, 2020. Un sonoro GRAZIE va a chi ci ha aiutato a produrre S’incantu ‘e sas cordas, cioè il teatro ALIDOS di Quartu S.Elena e UNDAS edizioni musicali.

La Fondazione Maria Carta è intervenuta a sostegno di IN CANTO RITUALE. È stata una fortuna, oggi, in questo oscurantismo discografico poter realizzare due dischi live in 2 anni. Avevamo raccolto tanto materiale in 8 anni di concerti e altre cose sono rimaste naturalmente fuori, in attesa di altre soluzioni.

L’anno scorso ricorreva il 25esimo anno della scomparsa della artista di Siligo e l’omaggio riportato in “S’incantu” non ci bastava. Siamo rientrati in studio, questa volta a Sassari da Federico Canu nel suo Tangerine sa pedra, per registrare un intero lavoro dedicato a Maria Carta. SENSO DI GRATITUDINE, per quanto mi riguarda, nei confronti di un Artista gigantesca che, con le sue ricerche nella cultura sarda ha ridato vita e forma a brani, oggi, della tradizione, riletti per voce solista e non, come in origine, invece, fossero per coro. Penso a No potho reposare, o Deus ti salve maria, lo Stabat Mater.

 

Una domanda assai strana ma che penso possa trovare una ragione. In
quale modo la Maria Carta attrice ha influenzato un poco la vostra
scelta musicale? Il vostro modo di arrangiare i brani? Ve lo chiedo
perché spesso trovo che le cose siano collegate…

L’immagine di Maria Carta nei panni della madre della Madonna, Marta, nel Gesù di Zeffirelli,si sposa in maniera perfetta con lo Stabat Mater o con Deus ti salvet Maria, cioè l’Ave Maria sarda. Quindi evince una certa identità nei ruoli di Maria Carta attrice anche nel Padrino II. Questa realtà, però, resta quasi tatuata nell’essere autentica come artista a tutto tondo, attrice e interprete vocale, autrice e poeta, restando nella coscienza immaginaria di chi incontra un artista di tale livello culturale.

Perciò gli arrangiamenti e le reinterpretazioni sono venute fuori con pochissima mediazione e preparazione. Abbiamo improvvisato basandoci su temi già esistenti e presenti nel nostro mondo di visione e proiezione artistica, senza fatica alcuna, ma in modo sincero e gioioso.

 

E invece avete in grandi misura “rivoluzionato” l’estetica della sua
musica, con molto rispetto ma anche con la vostra personalità. Quanto la
storia ha avuto il suo peso e in cosa ha dettato legge (melodie e
liriche a parte ovviamente)?

La nostra formazione di base e il fatto di non pensare di essere arrivati a chissà quale traguardo, probabilmente, non ha spento la nostra curiosità di sperimentare e divertirci nel godere di una libertà espressiva totale, mediata solo dal rispetto reciproco e verso l’opera scelta da eseguire. È sottinteso che prima di ogni rilettura è doveroso conoscere l’originale in tutti gli aspetti, tecnici e filosofici.

 

MIE Vol.16 – la playlist di Aprile 2020

 

Beppe, è suggestivo il tuo racconto di quando incontrasti Maria Carta.
Perché poi in futuro non hai avuto modo di ritrovarla?

Per circostanze logistiche. Io vivevo a Milano mentre lei si spostava da Roma verso varie parti del pianeta compreso la Sardegna. Per casualità non c’è stata più occasione di incontrarsi. Con grande rammarico da parte mia.

 

Della sua storia, per realizzare questo disco, chi e cosa avete
rintracciato fisicamente? Luoghi, persone… opere di altro genere?

La FONDAZIONE MARIA CARTA ci ha gentilmente fornito il materiale per approfondire la conoscenza dell’artista. Un libro di poesie ci colpì molto, CANTO RITUALE. Una raccolte di poesie e racconti di una giovanissima Maria Carta abitante in Siligo. Queste poesie raccolgono aneddoti e ricordi di una realtà paesana, quella di Siligo, di sopravvivenza, di amore e di identità.

 

Nel disco avete restituito musica alla poesia “Ombre”. Questo è
interessante: nello scrivere questa musica cosa ha pesato più di tutto?

Non rovinare l’essenza recitativa dell’opera e allo stesso modo vocalizzare con una melodia intensa e drammatica. Emulare con suoni e multifonie le “ombre” rievocando Demetrio Stratos, all’inizio del brano, ci ha ispirato nel tenere la stessa linea, usata dal grande BIG MAN, in più occasioni, come solista e con gli AREA.

 


Secondo voi, se avesse avuto da sempre una musica, somiglierebbe molto
alla vostra?

Credo sia impossibile stabilire questo aspetto per via dell’unicità umana che risiede in ogni essere senziente. Non somiglierebbe alla nostra!

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