David Salvage: un pianoforte a spasso per Bologna

la redazione di MIE

Un lavoro strumentale di solo pianoforte. La nuova musica classica passa anche da qui.

Pianista e compositore americano ormai di stanza a Bologna: David Salvage ci regala un omaggio al capoluogo emiliano con questo disco dal titolo “Felsina”.

Ben 25 tracce in solo piano che però non di rado si concedono anche il gusto più diretto di una forma pop nella struttura. Un passaggio visionario attraverso i luoghi simbolo di Bologna (Felsina nel nome etrusco), e noi vi facciamo vedere questo video ufficiale in cui ad essere raccontato è un angolo del Palazzo D’Accursio.

Winter Gardens. Movement II, il video ufficiale.

L’intervista a David Salvage.

Ovviamente nonostante il nome di questo magazine noi spesso ci occupiamo di artisti tutt’altro che emergenti. In che momento della carriera ti trovi?

Anche se ho quasi 43 anni e ormai decenni di esperienze come solista, compositore ed insegnante, mi trovo ancora un artista emergente. Mi sono trasferito in Italia solo quattro anni fa con mia moglie – che è italo-americana – e i nostri bambini. Bisognava fa ripartire tutto – trovare collaboratori, comprare un pianoforte, presentarmi alle scuole, e così via. Di sicuro provo momenti di frustrazione. Ma man mano le cose cominciano ad andare bene.

La pandemia e le sue restrizioni: in genere le limitazioni portano con sé l’ingegno e nuove frontiere (oltre a tutto il dramma che conosciamo). Per te cosa ha significato anche? Sempre restando in temi meramente artistici…

È la prima vicenda di storia contemporanea di cui mi sentivo il bisogno di rispondere. Dopo aver visto quella foto stravolgente dei camion a Bergamo trasportando via le bare, pensavo di rivedere la traccia “Urna biconica”. Una versione precedente non mi sembrava più sufficiente (ho aggiunto la linea con le acciaccature). E poi ho deciso di dedicare alle vittime un brano su un concerto che ho dato l’aprile scorso – un movimento da una sonata di Hindemith. Prima l’avrei considerato un gesto fuori luogo – come se fossi un artista che voleva principalmente attirare attenzione. Ma questa volta no. Sembrava giusto.

“Felsina” porta con sé 25 tracce. Un disco decisamente difficile per i tempi che corrono. Come ti rapporti ai nuovi linguaggio del popolo quotidiano? O forse questo disco non è “per tutti”?

La musica è universale – ma nel senso in cui lo è la lingua. Non c’è la lingua di tutti, e la musica per tutti non esiste. Di sicuro i vari generi di musica leggera sono molto diversi tra loro, quindi non so che cos’è il “linguaggio del popolo quotidiano” di cui parli. Vuoi dire Adele? Måneskin? Ma ti dico questo. Cerco di scrivere musica che può essere intesa da gente che è aperta alla musica classica ma che non ne è necessariamente appassionata. Ho tanti amici e parenti che si trovano in questa categoria. Vogliono ascoltare la mia musica e vogliono goderla. E io voglio che a loro piaccia. Non sono uno che può andare avanti senza il sostegno di non – esperti. Mi affretto ad aggiungere che scrivere musica “accessibile” è una scelta personale, non la strada che consiglierei a tutti i compositori.

Dal vivo? Hai pensato di arrangiare anche con altri strumenti il disco o lo lascerai così come lo ascoltiamo?

Per adesso lo lascio così. Ma se a qualcuno interessa un arrangiamento, ce la farei volentieri.

Domanda curiosa: ci sono luoghi in cui hai suonato o suonerai il brano a cui si ispira? Sarebbe curioso scoprirne il riverbero…

Non ancora, ma mi avvicino! A marzo presenterò il mio lavoro nella sala boschereccia delle Collezioni Comunali d’Arte a Bologna – la stessa sala che ha ispirato il brano che si sente nel music video che accompagna il disco. Lo suonerò anche lì, ma non è ancora chiaro se si possa spostare un pianoforte nella sala boschereccia; forse dovrò esibirlo in un’altra stanza del museo. Comunque, sarei curioso anch’io.

David Salvage dopo questo disco: senti che ha portato un qualche tipo di cambiamento oppure è semplicemente un disco che volevi fare da tempo, un passaggio dovuto?

È un progetto che volevo realizzare almeno da 2017 quando l’ho proposto a un’altra casa discografica. E adesso vorrei registrare un altro disco, raccogliendo altri brani per pianoforte che ho scritto in questi anni. Il cambiamento artistico verrà dopo almeno un secondo disco. A quel punto ho una grande opera per attore, video e pianoforte intitolato “Il calendario pastorale” che vorrei vedere andare in scena. E sono ottimista che succederà—ha già suscitato un po’ d’interessa. Ma per il momento rimango con il pianoforte.

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