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Con "Diamante" ecco "l'elettrocantautorato" firmato Santiago

Santiago non è un rapper, o meglio non è solo quello. Arrivati al suo secondo album vero e proprio (i primi due lavori discografici sono una demo e un EP feat. Retrohandz), questo ragazzo di Brindisi dimostra di essere notevolmente cresciuto soprattutto dal punto di vista della scrittura. A proposito di testi, il suo stile è prettamente cantautorale, non lo si può negare, quindi scordatevi testi da “zarri” o da “gangster” e preparatevi ad apprezzare il senso profondo dei brani di “Diamante”.
Per quanto riguarda i suoni, rilassanti sono le atmosfere create dal beat elettronico di Retrohandz, tuttavia non si rinuncia mai alla verve dell’hip hop con la voce di Santiago che martella il beat spesso e volentieri.
Nell’insieme l’album è sicuramente una grande riflessione sulla vita, una riflessione probabilmente autobiografica in cui sono sicuro che molti però riusciranno ad identificarsi; c’è di tutto, dall’amore con tutte le sue sfaccettature, ai ricordi che diventano rimorsi, passando per la rabbia, per i sacrifici fino ad arrivare all’essenza di tutto ciò che è vita.
Come si diceva poco fa “Diamante” è un album sicuramente molto intimo, ma non è questo l’unica cosa che colpisce. La cosa che ho apprezzato maggiormente è la voglia di Santiago di sperimentare che sta alla base del suo progetto autoprodotto; sonorità nuove al mondo rap (nel disco c’è anche un pezzo reggae), ma abbiamo già detto che Santiago è molto più che un rapper, che stupiscono piacevolmente l’ascoltatore.
-Un uomo vale niente se non lotta per quello che vuole- recita “Spartacus”, uno dei pezzi dell’album, e per quanto mi riguarda l’artista pugliese con questo disco può essere ben contento di aver lottato e di aver dimostrato di valere.
 


 
Alessio Boccali

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