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Cantanti: affrontare lo studio di registrazione

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Ecco finalmente il secondo articolo dedicato ai cantanti in studio. Nel precedente abbiamo discusso dei presupposti, ora affronteremo l’aspetto pratico della registrazione in studio: preparazione, ambiente e importanza dell’ascolto. Tutto questo supportato dall’esclusivo contributo di Valeria Rovagnati, cantante e vocal trainer presso Cosa Scuola Music Academy Forlì che ha lavorato come solista e corista in sala di incisione per diversi anni a Milano.

Con il successivo articolo, poi, concluderemo l’argomento affrontando le metodologie di registrazione e infine il tema caldo dell’intonazione artificiale.
Prima di arrivare in studio come ci si prepara? Fatto di non poco conto, considerando due aspetti: quello fisico/biologico e quello psicologico/motivazionale. Le corde vocali e il diaframma sono dei muscoli; come tutti gli altri tipi di muscolo presenti nel nostro corpo risentono dello stile di vita, di eventuali sforzi, degli agenti atmosferici, eccetera. E’ per questo motivo che prima di una performance canora, sia in studio che dal vivo, occorre sapersi salvaguardare già da diversi giorni prima. Ad esempio, non prendere freddo, condurre una dieta sana ed equilibrata, dormire bene. In particolare, sarebbe meglio cantare a stomaco vuoto o almeno 3 ore dopo i pasti, evitando ad esempio bevande gassate. Questo perché si lascerebbe al diaframma libertà di manovra per una corretta impostazione di canto. Anche le caramelle alla menta sono da evitare poiché restringono le corde vocali.
“Sciogliere eventuali tensioni muscolari, soprattutto schiena e spalle prima di cantare, oltre un minimo di vocalizzi leggeri, aiuta ad essere più rilassati, presenti, consapevoli e a lasciare uscire meglio le emozioni.” – Valeria Rovagnati
L’aspetto psicologico è influenzato da quello fisico ed è altresì importante. L’obbiettivo è arrivare al momento della performance motivati, preparati e soprattutto ispirati, fatto quest’ultimo che può fare la differenza fra una performance espressiva, coinvolgente ed una no. Purtroppo non è tutto controllabile, bisogna tener presente che stiamo parlando di stati d’animo e può succedere di eseguire una performance non soddisfacente! Bisogna accettarlo senza farne un dramma.
L’ispirazione viene da dentro ma è necessaria anche la presenza di un ambiente piacevole e stimolante che fornisca al cantante l’energia di cui ha bisogno. Anzitutto fate in modo di avere una temperatura in sala di ripresa gradevole. Se siete costretti a cantare col giubbotto addosso c’è qualcosa che non va. Nel caso fosse attiva l’aria condizionata attenzione perché può essere letale per le vostre corde vocali! Meglio abbassarla. In secondo luogo l’illuminazione: molto spesso è meglio spegnere le luci (addirittura si può provare con le candele!), lasciando magari solo la luce soffusa del leggìo. Quest’accorgimento funziona soprattutto per brani soft.
“Riguardo l’ispirazione bisogna essere sempre se stessi, ma anche questo è il risultato di un percorso personale strettamente legato all’emissione del cantato.” – Valeria Rovagnati
La privacy è un altro elemento da tener presente: scegliete, se possibile e se per voi è meglio, di non farvi vedere da chi è dall’altra parte. Sapere che qualcuno ti osserva spesso inibisce, fatto assolutamente da evitare. Quando si registra in studio bisogna fare tutto il possibile per sentirsi a proprio agio e non bisogna aver paura di chiedere troppo o peggio, di rompere le scatole. Tutto concorre al risultato. Fate in modo da avere una bottiglia d’acqua a temperatura ambiente a portata di mano, per sicurezza procuratevela prima di andare in studio, nel caso non fosse a disposizione. Ultimo consiglio, assicuratevi di avere molto spazio intorno a voi, sia perché uno spazio angusto in genere isola e “soffoca” psicologicamente, sia perché dovete avere la libertà di muovervi per esprimervi al meglio. La gestualità è a mio avviso indispensabile e, peraltro, dovrebbe scatenarsi naturalmente. E’ alquanto improbabile cantare in modo espressivo restando fermi come dei robot!
“Già usare bene il diaframma porta ad essere più consapevoli e a gestire meglio le emozioni anche nella vita di tutti i giorni oltre che su un palco o performance in sala incisione.” – Valeria Rovagnati
Veniamo ora all’aspetto dell’ascolto. E’ spesso poco considerato ma è fondamentale. Innanzitutto non è detto che debbano usarsi necessariamente le cuffie. Tecnicamente è meglio poiché riducono fortemente i rientri nel microfono ma se questo dovesse pregiudicarne la performance è meglio cambiare strada. In effetti è possibile avvalersi di una piccola spia posta di fronte al cantante, come in un setup dal vivo. Naturalmente ogni caso è a sé, si discute con il fonico e si cerca il miglior compromesso. Se si utilizza la cuffia invece si possono provare diversi modi di indossarla. Col fatto che i cantanti studiano senza cuffie (per ascoltare la propria voce) risulta spesso efficace spostare al di fuori dell’orecchio uno dei due lati della cuffia. In tal modo si percepisce la propria voce “dal vivo” ma anche la base sulla quale cantare. Una tecnica alternativa (per avere un buon bilanciamento destra/sinistra) è allontanare leggermente le cuffie fuori dal condotto uditivo (avanti o indietro); quanto allontanarle lo si dovrebbe stabilire mentre si prova per ottenere il miglior bilanciamento di volumi. Io consiglio sempre di effettuare tutte le prove del caso finché non si ottiene il proprio optimum. Una volta stabilito come indossare le cuffie occorre curare il proprio mix di ascolto. E questo è l’aspetto più delicato. Istintivamente molti cantanti vogliono ascoltare la propria voce molto alta. E questo è sbagliato. La voce dev’essere regolata in modo tale da non sopraffare la base sulla quale si canta e soprattutto deve fornire una risposta dinamica quanto più vicina possibile a quella naturale. Se infatti la voce è troppo alta si tenderà a crescere in intonazione, al contrario con una voce troppo bassa si tenderà a calare. La base deve essere ben mixata, spesso infatti, dato che il mix definitivo si realizza dopo la registrazione delle voci, ci si ritrova un premix poco curato che magari risente di grossi problemi di livello. Il basso ad esempio è un elemento cardine per l’intonazione del cantante. Se risulta sbilanciato è un grosso problema. La base, se pur non definitiva, deve coinvolgere il cantante ed aiutare l’ispirazione. Non abbiate timore nel dire “Sento il basso troppo alto” oppure “Quella frase di chitarra mi dà fastidio”. O semplicemente, se non avete dimestichezza con l’ascolto critico, “C’è qualcosa che non va, non mi sento a mio agio”: se dall’altra parte avete un professionista vi garantisco che il problema si risolve. A tal proposito imparare ad ascoltare in modo critico diventa un’arma vincente: riconoscere i singoli strumenti e saper capire cos’è che non va diventa un bagaglio indispensabile, superato un certo livello. I professionisti ce l’hanno e spesso conoscono la musica (il cantante è, se vogliamo, anch’esso uno strumento musicale!). Oltre che nel contenuto è importante anche capire se la dinamica è giusta. Per dinamica intendo l’escursione in termini di volume dalle note più lievi a quelle più forti. Dovreste avere una percezione chiara di ogni nota emessa: l’aiuto tecnico si chiama compressore. Esso riduce quest’escursione ma deve essere anche regolato bene. Un eccessiva compressione non vi farà percepire il naturale sfogo delle note più forti. Partite senza di esso, provate per l’intero brano e poi deciderete se usarlo o meno. Ovviamente questo presuppone una certa dimestichezza, ma pian piano si può imparare.
 
Ivano Giovedi

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