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“L’alfista” è il maschio italiano che durante la notte di San Lorenzo sfreccia interrompendo il frinire dei grilli sui tornanti dell’Appennino, incurante del bello che accade nel cielo sopra la sua testa. “Alfista” è una canzone d’amore realista, senza ipocrisia, nuda.
Il brano con cui il cantautore veronese è stato finalista al prestigioso premio dedicato a Fabrizio De Andrè.

Alfista

(di Filippo Villa)
Se avessi i soldi comprerei una bella macchina
Con la capote e i cerchi argento
Andrei veloce come il vento
Ma non ho soldi quindi sogno quella macchina
Mentre cammino controvento
E d’improvviso un film invento
Esterno giorno, mar mediterraneo
Fichi d’india e odor di mirto
Tra le curve l’alfa rossa canta assieme alle cicale
Sotto un sole feroce che fa a botte con il mare
Questo mare che tu aspetti di abbracciare
Mentre io penso a guidare
Oggi sono alfista, e il mondo è la mia pista
Ma non temere, non sono un materialista
Voglio giocare al guidatore
Mentre tu credi che ti stia portando al mare
Oggi sono alfista, domani ferrarista
A modo mio sono perfino un idealista
Anche un adulto può giocare
Prometto che non smetterò mai di sognare
Ed è già sera e ancora penso a quella macchina
Mentre pian piano mi addormento
Un’altra scena sto vivendo
Esterno notte, sopra l’appennino
È San Lorenzo e piovon stelle
Tra le curve l’alfa romba un rosso suono nel silenzio
E il frinire dei grilli nella notte si confonde
Questa notte che tu aspetti di abbracciare
Mentre io penso a guidare
Oggi sono alfista, e il mondo è la mia pista
Ma non temere, non sono un materialista
Voglio giocare al guidatore
Mentre tu credi che ti stia portando al mare
Oggi sono alfista, domani ferrarista
A modo mio sono perfino un idealista
Anche un adulto può giocare
Prometti che non smetteremo di sognare