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10 HP: torna il bellissimo rock italiano. L’intervista su MIE.

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la redazione di MIE

Tornano i 10 HP, la band siciliana anche protagonista tra i finalisti dei giovani di Sanremo nel 2012.

Torna il bellissimo pop rock italiano, trasparente e sincero, dove finalmente l’elettronica torna ad essere eventualmente un corredo al suono amplificato, suonato, cercato e voluto.

Un nuovo disco di inediti dal titolo “Mantide” dove la semplicità lirica e melodica è la colonna portante di un suono che si pregia di finiture decise e molto personali. Il tutto in pieno classicismo di genere. Sono ben accetti dischi di questa ormai “antica” tradizione pop nostrana.

Mantide, il videoclip ufficiale.

 

 

L’intervista ai 10 HP

Un nuovo disco, il solito grande rock italiano. Le trasgressioni digitali rimbalzano sulla vostra energia valvola… non è così?

Non ci dispiace affatto l’elettronica, ma cerchiamo di limitarne l’uso, in fondo siamo un power trio (chitarra, basso e batteria).
Il nostro muro sonoro è prettamente analogico e valvolare,condito con un pizzico di digitale.

 

Che poi penso ci sia proprio un significato dietro un certo modo di fare musica “alla vecchia”… non è così?

Il significato più profondo è non tradire le radici musicali da cui veniamo. Anche se per il rock non sembra sia un periodo roseo, noi siamo indissolubilmente legati a questo mondo e continueremo a comunicare con questo linguaggio senza tempo.Se facessimo trap non saremmo credibili.Crediamo sia importante assecondare la propria indole musicale, lasciarsi contaminare, ma non snaturarsi.

 

Che poi diteci la verità: l’elettronica in qualche modo c’è anche in un disco come “Mantide” o sbaglio?

Certo, diventa la ciliegina sulla torta, un ingrediente dosato con parsimonia su un piatto in cui il sound personale della band è comunque la struttura portante della canzone.

 

MIE Vol.16 – la playlist di Aprile 2020

 

 

Tutti puntiamo su questo contesto, almeno lo facciamo spesso noi giornalisti. Il motivo è chiaro, almeno per me: cerchiamo di capire quanto dell’arte prodotta digitalmente sia frutto del saper fare dell’artista o del computer. Insomma come dire: facile far suonare un’orchestra con il mouse. E questo discorso si estende su tutti i generi. Voi che ne dite?

Diciamo che negli ultimi anni, anche in produzioni interessanti, si è perso un po’ il concetto di personalità, manca molto quella “ingenuità” e voglia di rischiare tipica delle band degli anni ‘90, semplicemente per l’esigenza di far uscire fuori ciò che si ha dentro.

Questo ha portato ad un appiattimento del sound, le batterie, i plugin sembrano tutti uguali, non si osa più, certe piccole imprecisioni e sbavature hanno fatta la storia nella discografia di molte band e hanno dato calore e presenza umana al prodotto artistico.

 

Sentite svelateci: ma perché la citazione di Ritorno al Futuro nel video? Fantastica…

Proprio perché siamo dei grandi nostalgici di quegli anni magici e spensierati. La tentazione di citare quel capolavoro che ci ha fatto sognare era irresistibile.

 

L’attualità che c’è tra le righe di queste canzoni non è sfacciata. Sottile ma si lascia riconoscere. Almeno sempre secondo le mie
impressioni. Perché non vi siete “schierati” con maggiore evidenza?

Perché non ci piace essere troppo diretti, dopotutto ci piace mettere alla prova chi ci ascolta tracciando la via del significato delle nostre canzoni, ma non definendola troppo, in modo da lasciare spazio alle infinite possibili interpretazioni che ognuno può trovare nei testi.

 

Mantide, l’album dei 10 HP su Spotify

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